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Vorrei rivedere mia madre giovane
stendere il bucato in balcone
e dirle che il sole
le sta benissimo addosso
che è come una canzone
di cui non ricordo il titolo
ma che mi fa innamorare
ogni volta che l’ascolto.
Vorrei sentirmi libero almeno una volta
come quelle sere d’estate
in cui il cielo sembra dirti
che sei esattamente
dove devi essere
che va tutto bene
e devi solo lasciarti andare.
Vorrei saper perdonare il tempo
per tutte le volte che passa veloce
portandomi via qualcosa
insegnargli che certe cose
hanno bisogno di restare più a lungo
di farsi abitudine, di diventare casa
prima di essere portate altrove.
Vorrei che qualcuno mi spiegasse
perché la nostalgia torna sempre di notte
perché certe mancanze
non guariscono mai del tutto
e come fanno certe persone
a mancarti anche quando sono ancora lì
sedute proprio accanto a te.
Vorrei tornare bambino
solo per ricordarmi come si fa
a fidarsi del mondo
ad appoggiarsi sulle spalle di qualcuno
senza aver paura di pesare troppo
e capire com’era bello
quando sapevo piangere
senza nascondermi da nessuno.
Vorrei, alla fine di tutto
poter guardare indietro
e scoprire di aver vissuto
come un fuoco silenzioso
senza fare rumore
ma lasciando dietro di me
abbastanza luce
da indicare la strada
a chi si è perso nel buio.
Vorrei poter pensare, almeno per un attimo
che ci sia tutto il tempo del mondo
che tutto possa ancora essere
che ogni piccolo miracolo
possa ancora, accadere.
- Andrew Faber
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Louis Appleby (British, 1991) - Where Did All the Horses Go (2022)
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