cipollanonviola
cipollanonviola
Untitled
21 posts
Don't wanna be here? Send us removal request.
cipollanonviola · 2 days ago
Text
Diario del capitano - Giorno 18 - Parte 2
La mattinata di oggi non è stata molto diversa da ieri. Poca produttività, qualche ritocco alle strategie dei costrutti. La macchina del caffè è ancora morta, quindi mi affido ai soccorsi della Coop. Una nota luminosa, però, c’è stata: un incontro che, come sempre, ha il potere di rimettermi in piedi. Sì, parlo di te. I tuoi abbracci sono una medicina silenziosa. Poche persone so di poter chiamare ancora “amici veri”, e tu sei una di loro. Grazie. Di cuore.
Pranzo con tagliatelle paglia e fieno al salmone. Sopra, spinaci crudi sparsi con noncuranza, e il salmone adagiato dopo. Nel complesso non male, anche se lontano anni luce dalla cottura al dente dell’altra mensa. “Bene ma non benissimo”, come direbbe qualcuno. A salvare il tutto, la limonata inclusa nel menu: fresca, sorprendentemente buona. Non avrei mai scelto l’insalata al posto suo, neanche per scherzo.
Dopo pranzo, il momento gelato. Questa volta non il solito, ma quello vero, offerto dalla Gelateria di Berna per conto di TWIST. Un evento promozionale, sì, ma con un lato piacevole: gelato gratuito e persino una spilletta. Peccato solo per la regola del “un gusto a testa”. Ho preso la nocciola: anche da sola, ha tenuto alta la bandiera.
Il pomeriggio ha preso un’altra piega, forse spinto dalla dolcezza del gelato. Nessun caffè in più, eppure energia nuova: costrutti completati, aliquotaggi in ordine, prime amplificazioni di plasmidi andate a buon fine. Tutto sembra finalmente girare. Prima di rientrare, ho perfino recuperato gli avanzi della cena di ieri – quasi me ne scordavo.
E a casa, ad aspettarmi, la sorpresa più bella: silenzio. Solitudine.
Fine log.
0 notes
cipollanonviola · 2 days ago
Text
Diario del capitano - Giorno 18 - Parte 1
La scorsa notte ti ho sognata. Dormivo profondamente, e al risveglio per un attimo ho creduto che tu fossi davvero lì con me. Mi sono voltato, cercandoti, e invece c’era solo un vuoto. Il tuo vuoto. Ho lasciato che l’acqua mi scorresse sul volto e tra i capelli, ma il pensiero di te non si è staccato da me nemmeno un istante.
Eravamo nello stesso libro, lo sento. Solo che tu correvi qualche capitolo più avanti. Forse è vero, le persone cambiano. Io di certo sono cambiato. Non per te, non del tutto. È stato il tempo a trasformarmi, il tempo passato insieme e quello – più crudele – passato senza di te. La tua assenza mi ha inciso più della tua presenza. Tu, che forse non hai mai letto nemmeno una riga di queste pagine, nonostante il mio invito. Tu, che sembri non rispondere nemmeno quando ti chiedo qualcosa. Tu. Una Stellina. La mia Stellina. Non ti piaceva quella parola: “Io non sono tuo”. E avevi ragione. Avevi ragione.
Eri forse “troppo” per me: troppo impulsiva, troppo selvaggia, troppo fragile e forte insieme. Razionalmente lo so – non avrebbe mai funzionato. Eravamo così simili, eppure così diversi. Troppo diversi. Ma se ci avrei provato? Dannazione, sì. È una delle poche certezze che mi porto dietro in questi ventisette anni.
Sul treno di ritorno ho ripensato a quello che molti mi hanno detto: devi lasciarla andare. Ma non credo di esserne capace. Ci ho provato, davvero. Funziona per qualche giorno, a volte persino per qualche settimana. Poi, inevitabilmente, ritorni. Anche senza messaggi, senza voce, senza sguardo. Mi manchi. È una mancanza che non si colma. Riparto mille volte, ma inciampo sempre nello stesso pensiero: tu. Vorrei che esistesse qualcuno capace di scalzarti dalla mia mente. Non so se ci sia mai stata, o ci sarà mai. Me lo auguro, ma intanto… mi manchi. Segue la parte 2
0 notes
cipollanonviola · 2 days ago
Text
Diario del capitano – Giorno 17
Il risveglio è sereno, mi alzo di buonumore e preparo i miei strumenti per un’altra giornata di esplorazione nel lab. So che più tardi mi attenderà anche una missione di raccolta viveri e beveraggi per l’evento serale.
Alla stazione attendo il ciuff. Arriva puntuale, le porte si aprono... e davanti a me si apre anche un piccolo mondo di gioia. Tu sei lì, quasi come se mi stessi aspettando. Una combinazione tanto fortuita quanto gradita. La chiacchierata scorre leggera, l’invito a cena per il giovedì seguente mi rende molto felice. Ci devo pensare, certo. Ma quell’abbraccio — quello sì — vale oro. Poi le nostre strade si dividono, e ciascuno va incontro alla propria giornata.
La mattinata in lab si rivela improduttiva: R. parla, parla, parla. Io annaspo per trovare concentrazione e il mio contributo al progetto rimane esiguo. Per fortuna alle 10:00 mi attende l’incontro sul microscopio. Porto con me il computer, intuendo che potrebbe servirmi: intuizione corretta. L’ufficio è facile da trovare e la riunione procede senza intoppi: organizzata, chiara, efficiente. Riesco persino a fissare l’introduzione pratica già fra due settimane, prima della mia partenza per Heidelberg. Esattamente ciò che voleva la prof. Mi sento adulto, ben organizzato, quasi professionale.
Rientro e torno a faticare contro la corrente delle chiacchiere di R. Mi rifugio in un altro caffè, scusa perfetta per sganciarmi. Oggi sembra particolarmente determinato a lamentarsi.
Il pranzo lo consumo alla “mensa sbagliata”: riso di nuovo, con verdure dal sapore curioso e manzo dall’aspetto quantomeno discutibile. Avessi visto la carne prima di ordinarla, l’avrei evitata. Eppure, sorprendentemente, il gusto si rivela migliore delle apparenze. Un piccolo colpo di fortuna. Chiudo con un gelatino e torno al lavoro: i costrutti mi attendono.
Il pomeriggio fila un po’ meglio. Poi è tempo di approvvigionamenti per la serata: un panino al salame fresco, insalata di cous-cous, sei lattine di birra allo zenzero. Missione completata. Torno in lab e, con R. finalmente fuori dai piedi, lavoro con discreta soddisfazione fino all’orario stabilito.
L’evento serale è una sorpresa positiva: musica buona (forse l’età media attorno ai trenta anni aiuta), compagnia piacevole, atmosfera leggera. Conosco volti nuovi, chiacchiero, rido. Attrazione principale: le altalene. Quanto tempo abbiamo passato lì sopra. Punto debole: le zanzare, orde implacabili di piccole belve.
Quando giunge l’ora, torno verso il laboratorio per recuperare lo zaino. Avvicino il badge elettronico alla porta. Nulla. Il tastierino si illumina, inserisco il codice. Nulla. Nessun errore, nessun segnale. Le porte restano chiuse, mute, impenetrabili. Provo più volte, mi agito: il tempo stringe, rischio di perdere il bus. Sul telefono cerco istruzioni: non sto sbagliando nulla. Allora perché non si aprono? La mia salvezza arriva in forma umana: un membro del gruppo del barbecue apre la porta senza il minimo problema. Deposito i resti della cena nel frigo comune, afferro lo zaino e mi lancio verso la fermata. Riesco a salire sul bus: missione compiuta.
In viaggio incontro A., anche lei appena arrivata in tempo. Scambiamo due parole, poi mi godo il resto del percorso in tranquillità.
Doccia. Letto.
Fine log.
0 notes
cipollanonviola · 2 days ago
Text
Diario del capitano – Giorno 16
Weekend trascorso in relativa calma, nonostante ospiti non richiesti. Hanno occupato la tana solo saltuariamente. I miei ritmi non hanno subito deviazioni.
Parto alla volta del laboratorio. Tragitto privo di eventi rilevanti. La mattinata scorre tranquilla. Mi dedico ai costrutti. Le strategie di cloning del gruppo richiedono adattamento. Non immediate per me. Con costanza, tuttavia, saranno domate. Discussioni frequenti con il caro R. Non sempre necessarie. Non sempre gradite. Imparerà, col tempo, quando tacere. Fino ad allora, troverà ad accoglierlo la mia indifferenza.
Pranzo presso la mensa alternativa. La preferita rimarrà chiusa per due settimane. Scelta obbligata: riso, quattro polpettine di pollo, contorno di verdure. In realtà, un’unica protagonista: la citronella. A bastoncini. Con metà dei bocconi, sembrava di mangiare solo quella. Esperienza mediocre. Voto: 4/10.
Pomeriggio di routine. Mi occupo delle celluline. Recupero plasmidi utili per i prossimi giorni. Avanzo sui costrutti. Necessario un caffè aggiuntivo. Coop, naturalmente.
Sorpresa a fine giornata: comunicazione dal fronte microscopia. Invito a incontro preliminare sul progetto. Orario fissato: 10:00 del giorno seguente. Confermo senza esitazione.
Ritorno a casa con anticipo. In stazione, recupero un panino. Sarà cena. Nessuna voglia di cucinare. Pane e cioccolato già presenti in dispensa fungeranno da dessert.
La serata scivola via rapida. Poco prima del riposo, giunge messaggio da M.. Il gruppo del pranzo annuncia barbecue in campus per la sera successiva. Confermo partecipazione. Buonumore garantito.
Fine log.
0 notes
cipollanonviola · 6 days ago
Text
Diario del capitano – Giorno 15
Sveglia un po’ prestino oggi. Perché? Beh, perché invece di posticiparla di un quarto d’ora rispetto al solito, l’ho anticipata di un quarto d’ora. Genio assoluto. Risultato: mi alzo troppo presto, doccia, preparativi e via… treno preso mezz’ora prima. Tanto dovevo comunque uscire dal laboratorio entro le 17, per recuperare una lampada per mio fratello a Wipkingen.
Mattinata di costruzioni (non Lego ma costrutti) e varie formalità. Tutto abbastanza tranquillo. A pranzo cedo al menù asiatico: carne, riso e verdurine. Niente male, anzi. C’erano pure i funghi buoni buoni. Tavolo strapieno come al solito, ma vedo A. da sola e mi unisco. Ne esce un pranzo piacevole e, complice il fatto di essere in due, finalmente qualche chiacchiera in italiano.
Ritorno in laboratorio… senza caffè, di nuovo. Assisto la prof con la nuova macchina magica arrivata in prova e mi dedico un po’ alle celluline. A un certo punto mi dimentico di spegnere la cappa dopo il ciclo UV. Ma dico io: quale cappa non si spegne da sola? Mistero. Me l’ha ricordato E. quando ero già a casa: per fortuna ha controllato lui.
Missione lampada: completata. Nonostante il bus in ritardo a Bucheggplatz, un piccolo sprint fino al tram ha risolto tutto. Poi tappa a stazione centrale. Esperienza che non mi mancava affatto: venerdì, ore 18, folla ovunque. Ma con una mossa da manuale scelgo il vagone più in testa, inspiegabilmente vuoto. Comfort totale.
A casa trovo il fratello del coinquilino (che avevo dimenticato sarebbe arrivato). Prima impressione? Mi piace più del coinquilino. Se fosse possibile, farei volentieri a cambio. Ora weekend in arrivo: la speranza è che resti tranquillo… e senza lavoro.
Fine log.
0 notes
cipollanonviola · 7 days ago
Text
Diario del capitano – Giorno 14
Sveglia poco prima delle 8: ci voleva. Mi preparo con calma e mi dirigo in laboratorio. Passo la mattinata lavorando alla costruzione di nuovi plasmidi di cui mi occuperò settimana prossima.
Pappa… da solo. Vi spiego com’è andata: la professoressa entra nel laboratorio e si mette a parlare con E. di alcuni aspetti del suo progetto. Mancano 5 minuti all’una, il nostro orario prefissato per il pranzo. Arriva l’una, e la professoressa dice di non volerci trattenere, che avrebbe finito di parlare più tardi. E. afferma che non è un problema ritardare 5-10 minuti e che eventualmente avrebbe fatto pranzo da solo più tardi. Io dico che allora attendo anch’io, così non deve mangiare da solo. Sembra felice.
La discussione si espande e ne faccio parte anch’io: passa così mezz’ora. Gli altri sono già andati a pranzo e tra poco saranno di ritorno. La discussione termina, la professoressa ci augura buon appetito e ci lascia. Chiedo a E. se ci avviamo per il pranzo. La sua risposta mi spiazza completamente: "A essere onesto… non ho molta fame. Ho fatto colazione tardi. Credo che salterò il pranzo". Ah, infame! Io l’ho aspettato per non lasciarlo mangiare da solo… e ora quella sorte tocca a me. Infamata. 😒
Mi ritrovo quindi da solo a mangiare riso al kimchi e gyoza. Non un granché, a essere onesto. I gyoza sembrano fritti in stile patatine… il ripieno non è molto convincente e in gran parte, più che “croccanti”, sembrano “secchi”. Voto: 4/10. Abbastanza deluso.
Recupero un caffè alla Coop prima di tornare in laboratorio (la nostra macchina è ormai fuori servizio…) e poi lavoro sui costrutti e altri aspetti tecnici per il resto della giornata. Me ne vado passate le 18 e, dopo un bus strapieno e in ritardo, arrivo in stazione. Tira un certo vento alquanto frescolino… ma mi dico che sarà solo per 5 minuti, poi sarò sul ciuff.
Dopo qualche minuto, il treno viene annunciato in ritardo di 3 minuti. Arriva, scende della gente, poi un tizio fuori come una campana e dall’aspetto medio-orientale urla e inveisce contro qualcuno. Salgo sul treno e mi ritrovo davanti un ragazzo a terra, in lacrime. Attorno a lui, un monopattino, uno zaino rovesciato e il contenuto sparso sul pavimento. Fortunatamente, molte persone come me si fermano e, dopo aver chiarito la situazione, tutti aiutano.
A quanto pare, questo svitato si era arrabbiato perché il ragazzo aveva urtato con il monopattino la bici, e dopo averlo spinto a terra, ha aperto lo zaino e rovesciato il contenuto. Diversi testimoni ancora sul treno hanno confermato mentre aiutavano. Qualcuno è sceso di corsa per fermare l’uomo. Non ho visto come è finita, dalla mia postazione non c’era visibilità. Il povero ragazzo viene aiutato a raccogliere le sue cose, le porte del treno vengono tenute aperte e può scendere con il monopattino e lo zaino ripristinato. Che mondo di merda, e che gente pazza gira in giro. Spero solo che qualcuno abbia chiamato la polizia… dubito sia successo.
Fine log.
0 notes
cipollanonviola · 7 days ago
Text
Diario del capitano – Giorno 13
Presentazione gestita alla grande, sono nuovamente soddisfatto di me. Nel corso della mattinata arriva un’offerta dall’alto: tra qualche settimana ci sarà la possibilità di provare un microscopio confocale di ultima generazione a Heidelberg, in Germania. Mi chiedono se sarei interessato, considerando la mia precedente esperienza con il predecessore e l’uso che potrei farne all’interno del gruppo. Assolutamente sì. Il 16 e 17 settembre sarò quindi ad Heidelberg.
Per avere un quadro completo e fare un confronto con l’equipaggiamento attuale del politecnico, devo però avere almeno qualche sessione sul microscopio che usiamo qui. Dedico quindi il pomeriggio a inoltrare la richiesta per il progetto… e indovinate cosa mi aspettava? Un altro esame sulla sicurezza, con annessi moduli di studio. I moduli prendono diverse ore, l’esame (previsto mezz’ora) lo svolgo in 3 minuti e 25 secondi. Mi avevano detto che sarebbe stato semplice rispetto a quello di qualche settimana fa… ma non pensavo così semplice. 100% risposte corrette, in poco più di un decimo del tempo consentito. Meglio così.
Posso finalmente inoltrare la mia richiesta, e termino la giornata in laboratorio indagando possibili fluorofori da far arrivare per il mio progetto.
Parto poi alla volta di casa per recuperare il maglione… fuori si è alzato il vento e più tardi pioverà. Anzi no: diluvierà. Sono invitato a cena, e di questo sono molto felice. Trascorro una delle serate più belle degli ultimi mesi e torno a casa stanco ma soddisfatto. Domani potrò dormire un po’ di più… non ho scadenze nei prossimi giorni.
Fine log. Quasi dimenticavo il pranzo: menu Fusion, un salmone teriyaki con soba e verdurine crude finemente tritate. UNO SPETTACOLO. Mai visto cibo così in mensa. Assolutamente 10/10.
0 notes
cipollanonviola · 7 days ago
Text
Diario del capitano – Giorno 12
Altra levataccia stamattina. Non estrema come lunedì, ma comunque… sveglia presto e via in laboratorio alle 8:30. Dedico l’ora e mezza a disposizione a finalizzare tutto per il meeting, e tutto fila liscio come l’olio. Idee buone, strategie solide. Soddisfatto.
Pausa pranzo: hamburger da mensa (purtroppo) con patatine. Non male, ma nulla a confronto dell’hamburger della sera precedente. Ritorno in lab e lavoro come un forsennato fino alle 20:30 per finire la presentazione di mercoledì. Fa un caldo bestiale (di nuovo oltre i 29 °C), e inaspettatamente la macchina del caffè ci abbandona subito dopo pranzo. Immaginate: un pomeriggio e una serata intera di lavoro senza caffè. Eppure, ce la faccio.
Salvo tutto sul NAS e torno a casa, consapevole che non ho nemmeno provato la presentazione, e nemmeno riletto le slide. Ci sarà ancora del lavoro da fare. Una pappatina veloce a base di kebab, un po’ di chiacchiere telefoniche gradite con mio fratello, e poi di nuovo alla presentazione. Trovo qualche errorino, aggiusto le slide, e quando finisco è già passata la mezzanotte. Vado a letto sapendo che domani potrò dormire un po’ di più, grazie al lavoro di oggi.
Sul bus, stranamente pieno per l’orario, arriva un messaggio sulla chat dell’appartamento dal coinquilino: domani un suo amico dormirà da noi, e durante il weekend, dal venerdì alla domenica, ci sarà il fratello con un suo amico. Specifica che per un po’ questi saranno gli ultimi ospiti e si scusa per aver avuto così tanta gente in casa nelle ultime settimane. Sembra finalmente aver capito che la cosa non è stata gradita.
Fine log.
0 notes
cipollanonviola · 7 days ago
Text
Diario del capitano – Giorno 11
La domenica l’ho passata quasi tutta a lavorare sulla presentazione per martedì… niente di clamoroso. La combriccola del coinquilino se n’è andata verso le 11. Poteva andare peggio.
Lunedì: levataccia molto presto. Oggi si va a camminare in montagna. La sera prima avevo già preparato tutto il necessario, eccetto le vivande. Mi preparo, esco di corsa… chissà perché finisce sempre così.
Al punto di raduno tutto fila liscio: partenza per Stöckalp. Tutto ok, finché prendiamo una deviazione sbagliata che allunga il percorso di circa mezz’ora. Poco male: ho avuto modo di osservare uno svincolo autostradale curioso ai miei occhi.
Arrivati a Stöckalp, biglietti, gondola e via verso Melchsee-Frutt. Dieci minuti di salita e siamo al punto di partenza della camminata. Sole, temperatura sui 17 °C… caldo comunque bestiale per me. Resto nelle prime posizioni per tutta la giornata.
Pranzo in riva a un laghetto, tavolo tutto per noi. Camminata conclusa con un meritato Rivellino fresco al ristorante di Melchsee-Frutt. Poi gondola, macchina, rientro.
Unica sorpresa: traffico vicino a Lucerna, probabilmente a causa del ritardo iniziale. Venti minuti extra di viaggio. A ZH stessa situazione, ma ci salviamo con 10 minuti non pianificati.
Rientro in laboratorio: tempo di cambiarsi e via verso il ristorante. Serata hamburger. Una favola. Tranquillamente uno degli hamburger più buoni che abbia mangiato negli ultimi anni. Felice, soddisfatto.
Ritorno a casa, stanchi, con la consapevolezza che domani sarà un’altra giornata in laboratorio, piuttosto presto, per finalizzare ciò che devo discutere al mio incontro.
Fine log.
0 notes
cipollanonviola · 8 days ago
Text
Diario del capitano – Giorno 10.1
È sabato, e purtroppo tocca di nuovo scrivere una nota extra. Il motivo è facile da immaginare: la nuova allegra combriccola del caro coinquilino.
La giornata scorre liscia: un po’ di lavoro sulla presentazione di martedì, spesa, bucato… routine. Aggiungo anche un salto al Decathlon per procurarmi un nuovo zaino da montagna. Tutto fila senza intoppi: trovo subito quello che cerco, nessuno mi disturba, pago alla cassa automatica e via.
La sera, però, mentre sto per gustarmi le mie deliziose alette al forno, ecco materializzarsi l’incubo: la combriccola arriva in blocco, pronti per la cena. Tre ospiti (!), naturalmente non annunciati. Me ne torno alle mie cose, ma più tardi mi unisco a loro per un bicchiere di vino. Un po’ per solidarietà verso due in particolare — quelli che parlavano in inglese tra loro: un amico del coinquilino che già conoscevo (anche lui dottorando) e una sua collega. La conversazione resta a un livello decente e, complici forse anche un paio di sorsi, non mi pesa troppo passarci del tempo.
Poi rientro nei miei spazi e riprendo a lavorare. Così si chiude la giornata.
Fine log.
0 notes
cipollanonviola · 13 days ago
Text
Diario del capitano – Giorno 10
Oggi sveglia opposta a ieri: accaldato, stordito dalla sveglia e ancora stanco. Doccia, caffè, poi via verso il lab. Bus quasi vuoto — probabilmente studenti già in aula o a casa. Meglio così.
Provo a lavorare un po’ alla presentazione per martedì, ma la produttività è bassa. R. mi racconta i fatti suoi a raffica. Ti voglio bene, amico mio, ma ogni tanto serve il silenzio. Trovo al mio posto una consegna speciale: domande e risposte d’esame da correggere. Arriva E. con gli altri esami. Li guardo appena, poi subito in cultura cellulare: faccio io il passaging, lui mi guida giusto per farmi riprendere la mano. Rapido, indolore: le mie abilità con le celluline sono intatte.
Torno a correggere fino a pranzo. Mensa asiatica di nuovo: noodles allo zenzero con verdurina mistica e tempura di verdura. Strepitoso. Forse meglio del manzo dell’altro giorno. Voto: 10/10.
Pomeriggio intero a correggere. Alle cinque e mezza mettiamo assieme i punti, registriamo nel sistema e per ora gli esami sono chiusi. Più avanti qualcuno vorrà vederli, e dovrò esserci. Va bene. Cerco di rimettere mano alla presentazione, ma la concentrazione è sparita. Impacchetto tutto e vado verso casa: weekend di lavoro in arrivo.
Bus con doppia riserva, attesa in stazione su una panchina, rilassato. Aspetto il mio ciuff, rientro e mi preparo mentalmente a quello che arriverà nei prossimi giorni.
Fine log.
Riapro il log: esco dalla mia stanza per andare a lavarmi i denti e mi imbatto in un tizio che passeggia per casa in mutande. “Ciao?” gli dico, con tono che più interrogativo non si può. Si volta e mi saluta, aggiungendo: “Siamo appena tornati da un giro in Vallese…”. Bene, e a me che me frega? Io voglio sapere quando riparti. E soprattutto, siamo chi? Domanda che trova subito risposta: dalla sala arriva una voce femminile che biascica qualcosa in tedesco. Perfetto, altri parass... ehm, ospiti.
Mi rendo conto che ieri sera — già a letto — avevo sentito il sempre meno amato coinquilino rientrare con altra gente. Non ci avevo dato troppo peso. Stamattina, però, la porta della sala era chiusa: segno che qualcuno ci aveva dormito. E, da come butta, stasera sarà lo stesso.
Ora, caro coinquilino, certe cose non potresti chiederle prima? O almeno “annunciarle” come fai di solito? Stavolta te ne sei bellamente infischiato e hai ospitato gente per più di una notte senza dire una parola. Domani, se mi gira, gli faccio capire che non è ok. E se mi gira parecchio e non collabora… me lo inc*** col sabbione, ma così forte che i parenti dall’altra parte del mondo devono sentirlo urlare. Oppure gli faccio fare una doccia. Dovrebbe devastarlo uguale.
Fine log.
0 notes
cipollanonviola · 13 days ago
Text
Diario del capitano - Giorno 9
Mi sveglio prima che la sveglia suoni. Già questo è strano. Parliamo di 15 minuti, non ore… ma comunque. Doccia veloce e decido di uscire per prendere il treno prima, sacrificando il caffè a casa. Lo prenderò in lab. Viaggio… interessante. Vorrei poter dire tranquillo, ma il bus era dannatamente pieno di studenti diretti agli esami al campus. Ho ceduto il mio posto a una bambina accompagnata da quelli che presumo fossero i nonni (ancora piuttosto giovani, comunque).
La mattinata scorre lavorando sul paper che avevo già iniziato a sezionare ieri per il journal club. So che avevo detto che mi sarei concentrato sul mio 1-1 meeting di martedì mattina, ma ho realizzato che, nel peggiore dei casi, avrei potuto presentare solo un paper. E avendolo già analizzato, non dovrebbe volerci molto per mettere insieme la presentazione.
Pausa pranzo: era il momento giusto per provare la pasta in mensa. Di solito la evito come la peste, per ovvi motivi. Ma oggi mi tentava… ragù alla bolognese di accompagnamento. Sorpresa numero 1: la pasta non era scotta. Giuro. Mai vista una cosa simile in mensa. Forse nemmeno certi ristoranti qui a ZH ce l’hanno così. Sono ancora impressionato. Il ragù… nella media delle mense: nulla di eccezionale, ma passabile. Solo per la pasta cotta al punto giusto, si meritano i complimenti. Sarà anche che ho ricevuto un nuovo batch di pasta, intendiamoci. Ma resta un evento mai visto prima. Mensa del poli in rialzo.
Gelato sulla via del ritorno, poi di nuovo a cercare idee per il progetto. Vuoto totale. Sfoglio qualche paper, ma niente. E il caldo non aiuta: 29+ °C dentro al lab. Avrei dovuto scegliere un lab climatizzato… ormai troppo tardi.
Passo qualche ora tra un tentativo e l’altro, poi comincio a controllare i file dei plasmidi che mi sono stati ceduti. Noto incongruenze tra quanto riportato nei file e nelle slide. Decido di indagare: recupero qualche crystal structure dalla PDB e mi metto a giocare con PyMol per capire il mistero. Ci arrivo, sistemo la nomenclatura sia nelle slide che nei file. Continuo a esplorare i modelli, e qualche idea comincia a prendere forma. Metto giù le prime slide, con qualche immagine dalle strutture. Piano piano ritrovo il ritmo, la concentrazione. La motivazione.
Continuo fino alle sei e mezza, poi cambio i pantaloni ed esco felice: credo di aver trovato il punto di svolta per dare una direzione chiara al progetto. Bus con doppia riserva, arrivo. Recupero un panino alla Coop in stazione; niente tè freddo stavolta, un po’ di contegno. Arriva il ciuff, torno a casa. Tutto è bene quel che finisce bene.
Fine log.
0 notes
cipollanonviola · 15 days ago
Text
Diario del capitano – Giorno 8
Stamattina si parte male: caldo soffocante e già sudore prima ancora di uscire di casa. Dicono che sia il giorno più caldo della settimana… e speriamo che abbiano ragione, perché se peggiora siamo spacciati. I pantaloncini già pronti nello zaino per il ritorno: col cavolo che mi faccio 34 °C + sole in pantaloni lunghi per tornare a casa.
Mattinata con un po’ di lettura di paper per il journal club, poi group meeting: prova di presentazione per un collega che la prossima settimana avrà l’intervista per questa misteriosa fellowship dal nome impronunciabile e molto tedesco. La prof ha fatto una premessa spiegando cosa significa: se viene accettato, gli finanziano praticamente la carriera. Lei ha i soldi del grant per progetti e stipendi, ma in quel caso il suo stipendio lo pagano loro. Capisco perché ci tenga… ma magari lui prende pure di più? (Dubito, ma se fosse, sarebbe interessante saperlo). La sua presentazione fila via bene, poi valanga di domande: 15 minuti di presentazione e almeno mezz’ora di interrogatorio. Ne faccio una anch’io e sono pure fiero di me: la sua risposta è corretta ma incompleta, il che scatena discussione su cosa dire e come dirlo. Bene così, mi sento utile.
Altro giro di paper, poi pranzo con l’altro gruppo: piatto asiatico molto buono, manzo spettacolare. Voto: 8/10.
Gelatino sulla via del ritorno, consumato sul balcone, e via di nuovo sui paper. Ho fissato per venerdì l’introduzione alle “celluline”: giro tra reagenti e note pratiche. Intanto realizzo di aver completamente dimenticato che lunedì saremo in gita di gruppo in montagna. Bello, sì… ma mi ruba un giorno di lavoro che mi serve come l’aria. Venerdì sarò già incastrato tra cellule, esami da correggere e varie, quindi domani devo mettere da parte il journal club e pianificare tutti i prossimi passi del progetto per presentarli mrtedì alla professoressa. Tradotto: martedì pomeriggio corsa disperata per fare praticamente tutta la presentazione. A meno che non mi metta a lavorare anche nel weekend… sarebbe 2/2, e non è il trend che vorrei. Vedremo domani sera come sto messo, poi conferma venerdì.
Esco dal lab dopo le 18, di corsa per il “bus di sicurezza” (quello con margine di ritardo). Arrivo alla fermata… e ovviamente è in ritardo di 5 minuti. Pazienza: lo sono anche gli altri. Alla stazione il tempo c’è per prendere il treno.
Mentre salgo le scale, vedo una cuffietta bluetooth per terra. “Sarà caduta a qualcuno…” Nessuno davanti, nessuno dietro in cerca. La sposto a lato per non farla schiacciare e continuo… e lì, appena in cima, compare una signora sui 50-60 anni con faccia preoccupata e custodia di cuffie in mano. Capisco subito. Faccio dietrofront, recupero la cuffietta e torno da lei. All’inizio crede che voglia solo passare, poi finalmente mi ascolta: gliela mostro e chiedo se è sua. Sorpresa, sorriso, ringraziamenti sinceri e corsa verso un altro binario per prendere la coincidenza. Le auguro buona serata e mi sento un po’ un eroe del pendolarismo.
Fine log.
0 notes
cipollanonviola · 16 days ago
Text
Diario del capitano - Giorno 7
Mi sveglio riposato, felice di sapere che in appartamento ci sono solo io. Dovrei davvero considerare l’idea di andarmene da qui, prima o poi. Non tanto per scappare, ma per il piacere di decidere tutto: musica, orari, comodi miei. Se poi c’è disordine, so chi incolpare. Cioè me. Ma non succede quasi mai.
Sul treno per il campus, solita osservazione da vecchio brontolone: le videochiamate sui mezzi pubblici. Treno, bus, tram… ce n’è sempre almeno una. E la cosa migliore? Non si guardano nemmeno. Schermo puntato verso il resto dei passeggeri, mentre l’altra persona dall’altra parte si gode una splendida visuale di sedili e pareti. Ogni tanto, uno sguardo fugace allo schermo, poi di nuovo altrove. Come se il concetto stesso di “videochiamata” fosse opzionale.
Versione 2 del fenomeno: il telefono davanti alla bocca, per parlare nel microfono sbagliato. Quello vero penzola a mezza altezza, attaccato agli auricolari. Credevo che con le cuffie bluetooth la cosa fosse morta. Illuso. Stesso rituale: telefono a mo’ di megafono e microfono effettivo vicino all’orecchio. Poi si chiedono perché “si sente male”. Ho perso le speranze: non ne usciamo.
Meeting di progetto liscio come l’olio. Calmo, spiegato tutto per filo e per segno. Approvazione generale. Stellina d’oro per me.
Mattinata tra qualche paper e, per la mensa, oggi ho deciso io. Nessuno aveva preferenze: potere decisionale esercitato con soddisfazione.
Pomeriggio: primo dei due paper che presenterò settimana prossima. Ho chiesto alla prof quale genere volesse e, non avendo trovato nulla di nuovo che potesse interessare il gruppo, mi sono fatto indicare qualcosa di mirato.
Novità: venerdì correggo esami con lei. Si occupa di carboidrati, mi affida gli amminoacidi e i relativi esercizi. Studenti di Bachelor. Vedremo il livello. Sempre venerdì, prima infarinatura di cultura cellulare: linee nuove per me, e visto che chi se ne occupa andrà presto in vacanza, toccherà a me gestirle.
E oggi mi sono stati ceduti anche i miei primi plasmidi. Uno lo amplificherò già questa settimana.
Ritorno: mi muovo prima e prendo il bus precedente. Scelta saggia: quello dopo era già in ritardo di 6 minuti. Arrivo in stazione con 18 minuti di anticipo, giusti per un tè freddo. Oggi avevo pure i pantaloncini: cambio rapido prima di uscire dal laboratorio e niente sofferenza sotto i 33 °C. Questa si ripete.
Fine log.
0 notes
cipollanonviola · 17 days ago
Text
Diario del capitano – Giorno 6
Nuova settimana, nuovo inizio. Mi sveglio solo in appartamento, carico e motivato. Mi preparo, esco in orario e… assisto a due ragazzi sul bus che letteralmente corrono per accaparrarsi due posti, soffiandoli a delle persone salite pochi secondi prima da un’altra porta. Poi si siedono sghignazzando. Giuro: il bus è partito un minuto dopo e attorno a loro c’erano almeno otto posti liberi, visibili perfino da dove ero io. A volte, la gente, proprio non la capisco.
La mattinata la passo a mettere su carta il mio programma per l’inizio di questa avventura, da condividere domani con la professoressa. Ma concentrazione e bussola sono fuori uso: finisco per leggere paper su paper, senza capire dove sia finita tutta la carica di un’ora prima. La situazione si trascina fino a pranzo: qualcosa di asiatico con noodles. Non male, ma nulla di memorabile. Forse pesa il mio umore, forse il chiacchiericcio incessante su un unico argomento: la Street Parade. “Tu c’eri?”, “Com’era?”, “Hai visto…”, “Che schifo…”, “Io ero più da questa parte…”. Il resoconto – non richiesto – di quello che avevo accuratamente evitato qualche giorno fa.
Si torna in laboratorio. Ancora un po’ di fatica a ingranare, poi finalmente sblocco: lavoro produttivo fino quasi alle sei. Stacco soddisfatto: domani avrò qualcosa di concreto da discutere. Speriamo solo che lei non resti delusa. Perché dovrebbe? Boh. Ma la sensazione è che tutti si aspettino molto da me.
Mi avvio alla fermata. Penso: se mi sbrigo, prendo il bus prima. Poi decido che non ha senso correre: il mio orario è già “di sicurezza” per il treno. Tanto finirei ad aspettare venti minuti in stazione. Calma. Vedo il bus passare e ripartire, arrivo in fermata… prossimo tra 12 minuti. Come, non ogni 7? Ah, giusto: quello dopo è in ritardo. “Veicolo in coda”, dice l’app. Aspettiamo. Il ritardo cresce: 6… 7… 8 minuti. Alla fine arriva, pieno come un uovo.
Ogni fermata è un’odissea: gente piantata davanti alle porte, mamme della domenica che si alzano solo a bus fermo, creando ingorghi degni di un centro commerciale a Natale. Ultime due fermate… e un gruppo con valigie sale a bordo. Addio coincidenza. E invece no: l’autista eroe decide di tagliare per l’incrocio, bruciare un rosso, suonare a un ciclista intraprendente, e… arrivo in stazione in tempo per una breve corsa verso il binario, giusto in tempo per salire sul treno.
Giornata strana, più stancante che altro. Speriamo resti un episodio isolato.
Fine log.
0 notes
cipollanonviola · 17 days ago
Text
Diario del capitano - Giorno 5.1... 5.2
Questo pezzo volevo infilarlo nel Giorno 6… ma stava diventando troppo lungo. Prima di raccontarvi quel capitolo, devo tornare indietro di un paio di giorni, al fine settimana.
Sabato c’era la Street Parade. E uno dei miei coinquilini ha avuto la brillante idea di invitare a casa nostra… boh, 7 o 8 persone. In realtà la festa è iniziata già venerdì sera: torno a casa e mi trovo davanti una sconosciuta. Carnagione, accento e tono di voce (alto) mi hanno fatto capire subito che fosse parente del coinquilino. Confermato: cugina. Era arrivata in anticipo per dormire da noi e festeggiare l’indomani con il resto della marmaglia.
E la marmaglia, puntuale, si è materializzata verso le 10 del mattino. Primo ospite: uno che avevo già avuto lo spiacere di conoscere l’anno scorso — una via di mezzo tra troglodita e buzzurro, con battuta scema sempre pronta e pochissimo sale in zucca. Secondo ospite: sconosciuto, ma più cordiale. Per i cinque minuti che ho avuto il piacere di conoscerlo, almeno. Li saluto, due convenevoli, poi torno al mio bucato e ai miei paper.
Col passare delle ore, arrivano altri ospiti — mai visti prima, e spero mai più. Il QI della stanza scendeva visibilmente a ogni nuova entrata. Tutti amici o ex colleghi del coinquilino. Il buzzurro insiste: “Perché non bevi con noi?”. Avrei potuto dirgli che preferivo leggere il più inutile dei paper piuttosto che unirmi, ma so che non avrebbe capito.
Il loro “pre-party” è stato illuminante: dalle 10–11 del mattino fino alle 17 hanno ingurgitato litri di alcopop vari, vodka, qualche birra. Sembravano quindicenni in gita senza genitori, non trentenni. Credevo che il vino e la birra dell’anno scorso fossero il fondo del barile. Mi sbagliavo.
Poco prima che il branco uscisse, entra in scena l’altra coinquilina, col ragazzo al seguito. Stupita di vedermi, mi dice che non sapeva fossi tornato a ZH e mi chiede se andrò anche io alla Street Parade. Alla mia risposta negativa sembra delusa. Poi mi spiega che sarebbe rimasta un paio di giorni con il suo ragazzo — ma l’indomani sono partiti insieme. Mezz’ora dopo, lei scrive in chat che, dopo il lavoro, sarebbe andata in Germania dalla nonna.
Bravi. Andate a sc***** altrove. Io qui sto bene.
Poi parte anche l’altro coinquilino con la cugina e… pace. Finalmente. E la speranza che almeno fino a martedì non succedano altre stranezze in casa.
0 notes
cipollanonviola · 21 days ago
Text
Diario del capitano – Giorno 5
Si conclude così la prima settimana di dottorato. Tirando le somme, è passata piuttosto in fretta: qualche momento di stress, ma alla fine anche qualche gioia. Non male, tutto sommato.
La giornata è volata tra paper e review, cercando di farmi un’idea su cosa proporre martedì prossimo per la direzione del progetto. Per ora niente di concreto. E neanche di astratto, se vogliamo essere onesti. Ma qualcosa mi verrà in mente. Qualcuno una volta deve aver detto una cosa tipo “i diamanti si formano sotto pressione”.
Nuova mensa per il pranzo – siamo a quota tre. Questa era piccolissima, ma molto fancy: ci si compone il piatto a scelta, tra riso e noodles. Molto buono. Ci torneremo sicuro.
Momento clou della giornata: mentre stavo chiudendo il lab è passata “T”. E voi direte: “Chi diavolo è T?”. Bella domanda. In effetti, prima di quell’incontro, nemmeno io lo sapevo. Comunque: è una dottoranda anche lei, e mi ha chiesto se ero il nuovo arrivato, perché mi aveva intravisto nei giorni scorsi ma senza esserne sicura. Ci siamo finalmente presentati, e mentre mi spiegava in quale gruppo lavora, se ne esce con un “…e abito nel lab…”. Pausa. Ride. “Abito… lol. Lavoro nel lab là in fondo,” indicando il corridoio. E poi: “Non voglio che ti fai idee strane e poi settimana prossima non ti presenti più, sennò la tua supervisor se la prende con me”. È stato più divertente di quanto riesca a raccontarlo qui, forse anche per l’ora: erano di nuovo le sei passate. Di venerdì, per giunta.
Poi... il solito bus pieno. Ma il campus era ancora affollato: gruppetti ovunque, sparsi qua e là tra gli edifici. Nemmeno fosse pieno semestre. Io certe cose non le capisco.
In stazione, mentre aspettavo il ciuff, le parole di Lorde mi arrivavano dritte nelle orecchie:
We can talk it so good We can make it so divine We can talk it good How you wish it would be all the time
E ho pensato: forse, in un certo senso, tutto questo si applica anche al dottorato. Subito dopo, però, arriva:
This dream isn’t feeling sweet, we’re reeling through the midnight streets And I’ve never felt more alone, feels so scary getting old
Ma non mi ha reso triste. Non oggi. Dopotutto, è venerdì sera.
Fine log.
0 notes