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Darean Nero
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dareannero · 9 years ago
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#viaggiastorie #travel #traveling #TFLers #vacation #visiting #instatravel #instago #instagood #trip #holiday #photooftheday #fun #travelling #tourism #tourist #instapassport #instatraveling #mytravelgram #travelgram #travelingram #igtravel #shoes #walk
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dareannero · 9 years ago
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#viaggiastorie #autumn #leaf #november #autunno #photooftheday #travel #ontheroad Silenzio, intorno: solo, alle ventate, odi lontano, da giardini ed orti, di foglie un cader fragile. E' l'estate fredda, dei morti. #pascoli (presso Il Bisboccio di Kali)
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dareannero · 10 years ago
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#dublin #travell #traveller #trip #viaggiastorie #beer (presso Dublin / Baile Átha Cliath)
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dareannero · 10 years ago
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Go to Dublin! #viaggiastorie #travel #tales #trip #photos #ireland #dublin #fly #weekend #traveller
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dareannero · 10 years ago
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Fuori dal mondo. Fuori dal tempo. Fuori dalle regole che abbiamo imparato a conoscere e a rispettare.
Centinaia di occhi ti fissano sussurri nella neve la stessa neve che mia nonna mi faceva bere dal bicchiere.
Il silenzio carico di suoni che ormai non sappiamo più ascoltare
E mentre avanzi, passo dopo passo, capisci che non è la cima della montagna l'obiettivo da raggiungere.
Non stai salendo, anche se l'aria si fa più pungente e il cielo sembra sempre più vicino. Stai scendendo, nel profondo di te stesso.
Lì, con un po' di attenzione, potrai ascoltare le voci degli gnomi, gli stessi che hai conosciuto quando eri bambino.
Ti stavano aspettando, non ce l'hanno con te perchè c'hai messo tanto.
Presa la tua mano, ti accompagneranno fuori, ti riporteranno al mondo...
Ma la luce sarà diversa, i profumi di neve e di pino più intensi...
E nelle mani stringerai un pezzo di legno intagliato.
Vivo.
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dareannero · 10 years ago
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Si chiama nostalgia, e serve a ricordarci che per fortuna, siamo anche fragili.
Cesare Pavese
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dareannero · 10 years ago
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Il mondo ha bisogno di Batman...
Prendiamoci un attimo di tempo, seduti comodi sulla nostra vita e isolati da quello che succede.
Se ancora riusciamo a trovare la forza e ad esserne capaci, spegniamo il nostro smartphone e chiudiamo Facebook.
Ecco, ora siamo soli.
Sembra incredibile, non è vero? Eppure è così. Certo, eravamo soli anche un attimo fa.
Difficile accettarlo ma tutti questi mezzi di comunicazione sono serviti solo ad allontarci gli uni dagli altri.
E a distrarci, soprattutto.
Siamo incoscienti di quello che succede nel mondo e se qualcuno ora si trova indignato dalle mie parole, ben venga: mi dimostri il contrario.
Leggere le notizie che appaiono sui nostri schermi, vedere fotografie di quello che sta accadendo e ascoltare dibattiti televisivi è solo una minima parte dell'informazione.
Non siamo più capaci di sviluppare un nostro pensiero riguardo alla notizia.
Messi di fronte ad un fatto di cronaca nera scateniamo le nostre tesi, ci schieriamo da una parte o dall'altra, ma senza avere in mano nulla.
Alla fine hanno vinto loro.
Hanno vinto quelli che volevano averci ciechi e sordi nelle loro mani; mai muti, però.
Parlare, quello possiamo ancora farlo.
Ma di cosa mai potrà parlare un Sordocieco, con il massimo rispetto per chi lo è veramente?
Il sistema ci è stato costruito attorno, mentre noi partecipavamo a manifestazioni, raccoglievamo firme, gridavamo la nostra opposizione.
Con il tempo, guardandoci indietro, ma in particolar modo dentro, dovremo accettare la realtà: hanno vinto.
Siamo soli. Soli e conformati in una società facile da gestire.
Una società che si preoccupa più dello sport e del gossip che delle ricerche mediche.
Una società che rende star televisive degli assassini.
Una società dove tutti siamo uguali, purché del colore giusto.
Una società dove tutti hanno le stesse possibilità e prospettive di vita... no, questa è troppo grossa.
Non ce l'ho con i potenti del mondo, non mi accanisco contro le banche e gli istituti di credito.
Me la sto prendendo con ognuno di voi, con me stesso.
Come abbiamo potuto arrenderci in questo modo? Come abbiamo fatto a farci sottrarre quel briciolo di libertà che ancora avevamo?
Batman no.
Batman potrebbe salvarci tutti.
Forse non grazie al suo mantello nero o alla maschera da pipistrello.
Lui non rientra negli schemi, lui combatte secondo le regole. Le sue.
Noi cosa abbiamo di nostro? Solo il senso di colpa; l'impotenza.
Anche il concetto stesso di giusto e sbagliato è diventato una lunga sfumatura di grigio.
Farebbe piacere non avere esitazioni, non avere remore.
Avere certezze.
Per questi motivi e anche per molti altri, sogno di svegliarmi nel cuore della notte, sudato e con il fiato corto, sicuro di essere appena uscito da un incubo terribile, un incubo di cui non ricordo niente se non parole senza senso, come “selfie”, “expo”, “UEM”, “BCE”, “Federal Reserve System”, “Isis” e chissà cos'altro ho scordato. Guardare casualmente fuori dalla finestra e, tra le nuvole che coprono il cielo, vedere il Bat-Segnale brillare nella notte.
Sapere che c'è speranza.
Speranza che un giorno nemmeno lui ci servirà più.
Ora possiamo riaccendere il nostro smartphone, aprire facebook e tornare ad essere parte di una compagnia, di una società, di una massa. A far parte di tutto.
E quindi di niente.
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dareannero · 10 years ago
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Ai Sognatori
Questo spettacolo vuol essere una dedica a tutti i grandi sognatori.
A tutti gli illusi, a quelli che parlano al vento.
Ai pazzi per amore, ai visionari, a coloro che darebbero la vita per realizzare un sogno.
Ai reietti, ai respinti, agli esclusi. Ai folli veri o presunti.
Agli uomini di cuore, a coloro che si ostinano a credere nel sentimento puro.
A tutti quelli che ancora si commuovono.
Un omaggio ai grandi slanci, alle idee e ai sogni.
A chi non si arrende mai, a chi viene deriso e giudicato.
Ai poeti del quotidiano.
Ai "vincibili" dunque, e anche agli sconfitti che sono pronti a risorgere e a combattere di nuovo.
Agli eroi dimenticati e ai vagabondi.
A chi dopo aver combattuto e perso per i propri ideali, ancora si sente invincibile.
A chi non ha paura di dire quello che pensa
A chi ha fatto il giro del mondo e a chi un giorno lo farà.
A chi non vuol distinguere tra realtà e finzione.
A tutti i cavalieri erranti.
In qualche modo, forse è giusto e ci sta bene .... a tutti i teatranti.
Diario intimo di un sognatore
da Miguel de Cervantes
progetto e regia Corrado d'Elia
con Corrado d'Elia
Produzione Teatro Libero
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dareannero · 10 years ago
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dareannero · 10 years ago
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dareannero · 10 years ago
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Piccolo diario spagnolo 2.0
Uno ci prova. Chiunque almeno una volta ha tentato. Eppure, in fondo, tutti noi sappiamo che è inutile. Chi crede nell'astrologia pensa sia dovuto al nostro segno zodiacale o magari al ascendente; trovo stupido incolpare le stelle per come siamo. Un'altra volta qui, una sacca sul letto da riempire, un biglietto aereo nella tasca e Nadar, la piccola reflex, carica nella borsa. Un luogo nuovo da vedere, nuovi volti da guardare e il sacco delle emozioni pronto per essere riempito da capo. Già, perché ogni volta è sempre come se fosse la prima. Credo che la differenza sostanziale tra un viaggiatore e un vagabondo sia essenzialmente questa: il primo viaggia perché ama farlo, si abitua al concetto di "andare e tornare". Il vagabondo invece non può farne a meno. La partenza è sempre un nodo alla gola, l'ansia prima del piacere. Non esiste il ritorno, per lui. Mai. Ogni meta raggiunta diventa casa, ma senza esserlo realmente. Il posto dove resta prima di partire nuovamente? Quello è il Luogo in cui fare ritorno. Il legami quando si fanno troppo stretti lo soffocano, gli impegni a lungo termine lo terrorizzano. Salvo un paio di regole morali e principi, tutto è mutevole ai suoi occhi. Infatti il Vagabondo sa bene che il cielo sopra Barcellona non è lo stesso cielo che avrà quando sarà in Francia, o in Italia. Doccia, caffè e partenza. Nuova esperienza nella penisola iberica. Saragozza.
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dareannero · 10 years ago
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Piccolo diario spagnolo
L'identità culturale è un'idea, un concetto chiuso in una scatola; come il paradosso di Schrödinger, sino a che non viene aperta non è né giusta ne sbagliata, eppure è contemporaneamente ambedue. Siamo esseri umani, tutti diversi ma in fondo tutti uguali. Immerso in questa moltitudine di volti, passi e voci, mi sento parte di qualcosa di molto più grande. Tutta l'umanità è la mia famiglia e il mondo è la mia casa. Ovviamente i genitori, i fratelli e gli amici sono un nucleo ristretto, più vicino; ma non riesco a vedere differenze rispetto al ragazzo con la bandiera della spagna che mi sta passando davanti ora. Mi sento come scoppiare dalla vita che i miei occhi stanno ingurgitando, eppure non smetterei mai.
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dareannero · 10 years ago
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#tuseilei (presso Verona)
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dareannero · 11 years ago
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Eccomi di nuovo qua... nel Luogo in cui fare ritorno.
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dareannero · 11 years ago
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dareannero · 11 years ago
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Niente neve nel mio cielo
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dareannero · 11 years ago
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Il sole proverebbe anche a scaldare le ossa, ma si trova a combattere una battaglia persa contro questo vento che taglia la faccia. Muoversi attraverso le Calle risulta come giocare ai dadi; non potrai mai sapere se al prossimo vicolo una folata ti spingerà indietro.�� Eppure s'ha da fare, a meno che tu non voglia saltare il pasto. Premettendo che ho un ottima sopportazione della fame, va però detto che detesto patirla. Le grandi città, soprattutto le mete turistiche, e soprattutto in Spagna, offrono centinaia se non migliaia di bar, café, Asador e tavole calde varie. Ora, c'è da dire che ognuno di questi posti espone tanto di menù con relativo prezzo.  La questione economica é poco importante per me, sino ad un certo limite. Stabilito un tetto massimo di spesa, voglio mangiare qualcosa di possibilmente tipico. Eccomi qua, alle 14.00 in punto in un piccolo Asador situato all'angolo di Calle Esposito y Mina. Da fuori ho sbirciato dentro un paio di volte ma la luce del sole m'impediva di vedere gli eventuali avventori.  Una delle prime regole che ho imparato viaggiando recita : "se vuoi mangiare bene, vai solo dove vedi che c'è parecchia gente del posto". Un po' come la storia dei camionisti per i ristoranti di strada. Sorpresa all'ingresso: il locale é gremito di gente e da quello che sento, tutti spagnoli. All'arrivo del primo ordine capisco di aver fatto il colpo grosso. Avevo preso quello che mi suggeriva l'ispirazione, poiché sulla carta erano elencati solo piatti da nome tipico. Zuppa di fagioli con cipolle, peperoni e salsiccia. Dicendo buona, rischio un fulmine dal cielo. Se dicessi divina mentirei perché a tavola con l'Altissimo non ci sono ancora stato invitato.  La seconda portata poi é libido pura: arrosto di agnello con patate al forno, rosmarino e alloro. Il tutto annaffiato da ottimo vino tinto da 13 gradi. Seguendo la regola del cibo ho scordato quella dal vino: mai ubriacarsi quando si é in viaggio da solj. Oltretutto se hai con te mille euro circa di attrezzature fotografiche. Finito il pranzo luculiano, sento quel piacevole tepore e senso di leggerezza che solo il vino rosso sa dare. Stare qui, seduto al tavolino di legno di un ristorante vecchio stile, mi rende felice, tranquillo. Questa é la sensazione che intendo io quando parlo di libertà. Nessun obbligo, nessun limite. La solitudine é il prezzo  che bisogna essere pronti a pagare; ma con un po' di pratica ci si accorge che non é poi molto diversa da stare in compagnia. Il suono dei nostri pensieri risulta più nitido.
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