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“not a good day for skyscrapers” photo by Fabrizio Pece (tumblr | 500px | instagram)
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Tony Gentile, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, 1992 VS Salvador Dalì, Couple with Their Heads Full of Clouds, 1936
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Secrets
Tonight, The sky is clouded, Soft white shapes blending into the darkness, Hiding the stars. It’s a new moon night, No source of light except for the city lights, And I think I am grateful, Though I prefer the dark, For this small source of light, Because tonight, I’m not alone, And the soothing darkness makes one spill secrets, Secrets no one should hear.
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Una chiave per aprirsi dall’interno
Dicono che la notte porti consiglio ed ispirazione e chissà perché le 3:00 sono l’orario preferito da tutti, sono la notte fonda perfetta, e allora dove sono le parole giuste per te? Io con il numero 3 riesco solo a pensare che 3 giorni e ti rivedo, che 3 per 3 fa 9 ed è il binario della stazione che mi permetterà di riabbracciarti, che 3 è un numero troppo piccolo per poter parlare di te e sono piccola anche io rispetto a quello che mi stai facendo. Seriamente. Che mi stai facendo? Perché, voglio dire, gli impegni che prendo non sono mai a lungo termine, non ce l’ho mai fatta ad impegnarmi e persistere in qualcosa, non so nemmeno ricordarmi di bere l’acqua che mi sono appena versata nel bicchiere, ma se ti intrometti e mi sballi tutto, i miei buoni propositi che fine fanno? Io mi ero data delle regole, sai? Avevo deciso che la mattina mi sarei alzata dal letto perché ero abbastanza forte per farlo, semplicemente perché anche una giornata passata da sola sarebbe stata importante per me e avevo deciso che non sarebbe servito a nessuno impegnarmi a vestirmi bene. Avevo deciso che le canzoni son belle così come sono e non serve dedicarle, non serve viaggiare ed arrivare con quella musica e quelle parole necessariamente a qualcuno, ad un nome, ad un sorriso e mi ero assicurata di essere una persona del tutto completa e autonoma e che, insomma, non mi sarebbe servito nessuno come te, perché quelli come te portano solo casini e io non ne potevo più. Volevo essere tranquilla e in equilibrio senza minacce esterne e attacchi nemici: un piccolo stato autonomo e chiuso, con un bellissimo muro di cinta messo lì su un’isoletta autosufficiente lontana da tutti che sta benissimo così. Avevo creato anche un bellissimo scudo senza colore e non so di che forma. Non m’importava come fosse perché in realtà non mi sarebbe mai piaciuto, ma lo volevo e ne avevo bisogno. Avrebbe tenuto lontano ogni cosa. Niente più slanci, niente più tentativi, scommesse, fiducia. Uno splendido ed equilibrato “nulla” in cui avrei potuto vivere tranquilla. Come in quei film strani di vampiri o supereroi. Ma io quella forza che hanno loro non l’ho mai avuta e chi volevo prendere in giro? Era solo una messa in scena, un gran bel copione costruito bene, certo, era credibile, ma nemmeno tanto efficace; non avevo nemmeno una platea ad applaudirmi. Forse non era nemmeno questione di teatro e di finzione. Era solo una grande bugia che avevo creato per e con me stessa e che non si reggeva in piedi. E infatti sei bastato tu che hai portato qualche “riccio” nella monotonia liscia di tutti gli altri giorni, un po’ più alto della norma, senza troppe parole e senza nemmeno chissà quale lucida intenzione di irrompere così rumorosamente in questo castello di sabbia o di rabbia o di quello che vuoi tu e hai fatto cadere giù tutto. Sei stato il “rosso” che si è dipinto nel mio filtro in bianco e nero, quel colore così forte e bello che ho visto da lontano e non ho avuto la forza, né la voglia, di fermare mentre lentamente lo vedevo stendersi a piccole pennellate su di me. Mi hai dato regole nuove, ma le tue non facevano male e non mi tenevano lontana da tutto. Mi hai dato scadenze ed orari, appuntamenti e compromessi; e in quanto tempo? Un secondo, un mese? Hai cancellato tutto il resto e sei rimasto solo tu. Hai fatto esattamente ciò da cui stavo scappando, hai attaccato la mia isola! Eppure come faccio a chiamarti nemico, come faccio a vendicarmi o anche solo ad accusarti di qualcosa? In fondo mi hai salvata da un inevitabile esaurimento di risorse, da un precario galleggiamento di quell’isola lontana prima che affondasse senza essere notata da nessuno. E allora dammi gli slanci, proponimi i tentativi, gioca con me le tue scommesse, creami una nuova fiducia. Uno splendido tutto che abbia il tuo nome. Perché tanto la storia dell’isola è finita, fanne iniziare una che non abbia un finale, che tanto non ci serve. Che tanto non ho più nulla da cui scappare se non sono più sola. Poteva minimamente funzionare senza di te, ma che regole voglio seguire se non posso più pensare, fare o dire qualcosa senza coinvolgere anche te? Te l’ho detto, sono troppo piccola ora per poter gestire le cose quindi resta qui e tienimi per mano, o resta due passi più dietro, se preferisci, e costringimi a girarmi per farti sentire cosa dico, ma fai in modo che quando guardo verso di te tu ci sia. Lo sai che per me il tifo si fa per il più forte, allora come una Mercedes posizionati avanti a tutto il resto, iniziamo una corsa insieme in quella macchina, anche se tu hai il mal di testa e il mio volume è troppo alto, tanto ci abbiamo scommesso: vinciamo io e te, solo, io e te.
di Sara Carofiglio
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Saudade
E’ passato un anno senza il mio Brasile, o meglio, lontana da lui. Perché senza non sarà mai più possibile stare. Tutto ciò che è stato, resta con me e mi segue ogni giorno, perché io in quei mesi ho capito tutto ciò che sono, che ho e che voglio. E’ passato un anno ed ogni emozione provata lì è viva come se tutto stesse accadendo ancora. Pertanto, ecco, il finale di un anno fa sull’ultima pagina della mia Moleskine.
Sono arrivata all’ultima pagina, quella che vincerà su tutte le altre per errori grammaticali, cose da raccontare, frasi filosofiche e strappalacrime e i “vi prego lasciatemi qui!”. Questa volta, più delle altre, davvero, non so da dove iniziare e non so come finire, forse perché una fine non la voglio, perché continuando a scrivere e a raccontare, posso vivere questo sogno per tutto il tempo che voglio. Invece, quando poserò la penna sarà mezzanotte inoltrata, sarà già venerdì e il mio ritorno sarà a -7! Mi sono divertita davvero tanto è sono super felice di essermi costruita una vera e propria vita. Uno dei volontari di AFS me lo dice sempre: “io ti ammiro tanto perché tu stai qui ed è come se ci fossi nata, mentre ci sono altri studenti che vengono a passare le vacanze, stanno tutto il tempo sul divano senza fare niente e fanno foto da turisti se le famiglie li portano da qualche parte!” Ed io sento che tutto ciò è vero. Ho imparato a girare in città da sola, a non avere più paura di entrare nei negozi con la vergogna di non saper parlare bene, riesco a chiacchierare con le persone senza aver problemi con la lingua, mi son fatta amici che mi sembra di conoscere da sempre e soprattutto riesco ad essere me stessa. Quando sono arrivata avevo paura di non riuscirci perché c’era sempre un’emozione che non riuscivo ad esprimere, una situazione in cui sentivo che c’era qualcosa di diverso e allora non mi spingevo oltre. Ci sono stati momenti in cui mi dicevo “non ho poi tanta confidenza” e mi bloccavo, invece ora no, ora non resta niente chiuso dentro, sono io completamente e mi sento davvero a casa con queste persone che dopo due minuti prendono ciò che c’è di più profondo in me e mi vogliono bene! E’ giunto il momento di tirare le somme e non c’è nulla da scrivere perché è tutto così confuso nella mia testa che solo mischiandosi e mischiandosi ancora, quando salirò su quell’aereo sarà tutto chiaro. Questa volta non c’è un modo per farvi capire come mi sento, e forse non voglio nemmeno. Manca una settimana nella quale voglio solo abbracciare forte queste persone, respirare l’odore di questo mare che m’ha fatto compagnia quando ero sola e arrabbiata, godermi queste mille emozioni che mi attraversano che sono così stancanti ma così belle allo stesso tempo, per poi atterrare in patria e vivere in modo migliore, in modo consapevole dopo aver imparato tante cose e aver davvero conosciuto me stessa. In questi sei mesi ho perso e vinto tante cose, mi son passate davanti mille storie, dubbi, paure; è stato come vivere mille vite nello stesso momento. Ho avuto tentennamenti e momenti di sicurezza, forse anche esagerata, ma non mi pento nemmeno di un secondo! Quello che ho perso lo dovevo perdere, quello che ho lasciato andare non era per me e ciò che mi son presa l’ho preso perché mi faceva battere davvero il cuore! Ho conosciuto tante persone diverse qui, e alcune di loro si sono davvero prese un pezzo del mio cuore ed io gliel’ho lasciato volentieri perché so di aver seminato qualcosa di bello, che resterà qui mentre io starò volando verso casa. E posso non sentirle più, perdere i contatti, ma per il bene che ci siamo voluti quando tornerò qui, basterà bussare a casa per ritrovare ciò che ho lasciato. Sono totalmente e assolutamente soddisfatta di me, della mia esperienza, di quello che ho dato e ricevuto e rifarei altre mille volte ogni cosa che ho fatto qui, senza cambiare nulla! Mi sono riempita la testa e il cuore con cose bellissime che mi aiuteranno a trovare la mia strada da ora in poi perché ora il mio obiettivo è trovare il corso esatto del mio futuro, fare scelte importanti, sapere bene dove voglio andare e cosa voglio fare e i giorni che ho passato qui saranno la mia guida.
di Sara Carofiglio
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Il gusto perfetto
Mi avevi detto “porta qualcosa di pesante, è iniziato il freddo” e mi hai fatto trovare il sole.
Mi avevi detto di non crearmi troppe aspettative, che tanto alla fine non è che poi sia chissà quale gran posto e invece mi hai regalato giornate che avevano non senso, ma cento e mille ragioni per essere vissute e per restare in piedi fino a tardi. Mi avevi preparata a monotone riunioni di salotto, a vecchie storie che col tempo si sono riempite di qualche fantasia, a mille impegni e forse qualche momento vuoto, ma alla fine mi hai fatto trovare una famiglia di quelle così belle e vere che non si vedono spesso.
Mi ero detta che avrei trovato un compagno di strada, di complicità, di sonno arretrato e mi sono ritrovata con…Non so, la parola ‘tutto’ va bene?
Ci siamo guardati e sorrisi da lontano. Ci siamo capiti in mezzo a tanti che ci guardavano ridere, ma non potevano sapere di cosa. Ci siamo spaventati in momenti un po’ sfocati, diciamo così, ma quando poi guardavamo accanto e c’era l’altro andava tutto bene. Mi hai presa in braccio e poi siamo caduti, ma lo abbiamo fatto senza dividerci e poi il buio cancella l’imbarazzo, no? Tanto che poi siamo tornati più comodi di prima. Ti ho toccato come non mi era mai capitato prima e lo farei altre mille volte, magari senza avere paura di fare il mio passo e cancellare il buco di quei giorni alterni, che se ci penso ora mi sento una cretina ad aver esitato; sulla base di cosa, poi, che se per me ci sia mai stato qualcosa di naturale siamo stati io e te? Mi hai fatta sentire donna e bambina nello stesso identico istante e mi hai dato quel barlume di speranza a cui ho sempre anelato: la conferma che qualcosa di importante potrei meritarlo anche io.
E quando stava già finendo tutto, qualcosa ha voluto che restassi ancora, io avevo la gola stretta mentre ti aspettavo; sarei rimasta altri infiniti giorni, te lo giuro, e più le ruote giravano sulla strada del ritorno, più mi rendevo conto di quanto in quei giorni la mia felicità sarebbe potuta esplodere da un momento all’altro e invece continuava solo a crescere, bellissima! E la sola cosa che è esplosa sono stata io, piena di piccoli diamanti che nessuno mi aveva mai voluto regalare. Senza nemmeno che io, figurati, abbia anche solo avuto il coraggio di chiederli o desiderarli.
Ma una volta una persona mi ha detto: “tu per chi vuoi essere importante? Lo si può volere anche da qualcuno che ancora non si conosce. E allora, in quel caso, non devi far altro che aspettare. Aspettare senza chiedere.”
Ed eccoti qua, all’improvviso.
Problemi non ce ne sono, no, figurati, se non fosse per questa cosa patetica che ho deciso di vivere una vita con la cartina geografica sempre appiccicata in testa, questa cosa del cambiamento, dei “ciao”, dello ‘smettere per ricominciare’. Convinzioni che con te sono diventati errori immensi. Una condizione costante della mia vita è il dover scegliere sempre nel momento in cui niente ha un senso, allora scelgo di scappare e lasciare tutto. Poi, due giorni prima di fare le valige trovo il mio sorriso nella semplicità di un “buongiorno”, trovo quello che mi fa tremare, ma ho già il biglietto per andarmene chilometri lontano. Da te. Da me.
di Sara Carofiglio
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Sono sempre io
Quando smetti di essere presente nella lista dei contatti recenti iniziano i problemi. Per quanto i contatti recenti possano essere superficiali, perché non si tratta di abbracci o di “scendi, sono sotto casa tua”, ma con te ogni minima cosa è importante, anche vederti tornare ogni tanto con una chiamata o un messaggio, almeno vuol dire che non sei poi così lontano.
Probabilmente questo sarà l’ennesimo tentativo vano perché tanto lo sappiamo bene ormai come stanno le cose, ma mi andava di dirtelo perché gira e rigira senza te le cose non sono come vorrei. Stavo pensando a quante volte la distanza ci ha fermati, spaventati, indeboliti, sconfitti, allontanati. A quante voci e quante persone ci sono state tra di noi. A quanta strada abbiamo fatto ognuno per conto proprio dopo esserci tenuti tanto stretti. Ogni tanto ripenso alle mie lacrime quella sera fuori al parco quando sei andato via e mi chiedo come sia possibile che tutto quell’amore ora non serva più a niente. E credo che nel bene e nel male, col tempo e coi mille posti che, chissà, ci ospiteranno, un po di quell’amore per te non andrà mai via. Credo che continuerò a ricordarmi dei tuoi baci, delle tue labbra, di quei brividi, dei pomeriggi freddi passati sugli scalini più assurdi, delle telefonate di minimo venti minuti senza dirci niente eppure servivano, dei sabato sera che finivano sempre troppo presto, dei progetti insieme, della tua sconfinata gelosia, dei tuoi abbracci che erano tanto più forti quanto più forte era ciò che provavi per me, delle mille fotografie insieme, dei cinque centesimi che mancavano sempre e di tutto quello che eravamo, tanto le parole per raccontarci non basteranno mai. Continuerò a cercarti in ogni posto e in ogni volto, in ogni schiena larga e in ogni voce. Sarò sempre gelosa di te, come lo sono stata l’altra sera quando mi raccontavi che ora qualcun’altra ti può toccare e può prendere il mio posto; continuerò a volerti vicino e a voler condividere le mie cose con te.
E forse tu non mi riconosci più, ma ora mi sto sentendo esattamente la Sara che era tua, alla quale non frega niente se non di te, che il mondo mi gira attorno, ma non me ne accorgo, ferma e lontana da tutto solo per dedicarti un pensiero. Con la voglia di dirti quello che mi passa per la testa, come un tempo avevo ogni giorno qualcosa di nuovo da dirti e poteva crollare il mondo, ma tu lo dovevi sapere a cosa stavo pensando perché era troppo bello da rimanere banalmente chiuso nella mia testa e poi tu dovevi sapere ogni cosa perché quella felicità era tutto merito tuo. Io non so che fine ho fatto, l’unica cosa che posso provare a dire sai qual è? Che per quante persone possano provare ad entrare nel cerchio intorno a me, non ci sarà mai nessuno capace di farlo come lo facevi tu e di tirarmi fuori le stesse cose che ho dato a te. Quella Sara si è dissolta nello stesso momento in cui ci siamo dissolti noi, perché sarebbe stupido (non credi?) poter guardare qualcun altro come guardavo te, o dirgli ti amo come me lo hai sentito dire tu, o fare quel gioco con le mani, che poi ci abbracciavamo.. Alla fine tu lo odiavi, ma sarebbe bello con qualcun altro dopo averlo fatto con te?
Non tornerà più niente, amore mio, perché non voglio che succeda. Perché siamo una scatola chiusa messa sotto il letto che nessuno può capire, perché se mai qualcuno la dovesse trovare o aprire non ci capirebbe comunque niente di tutta quella storia. E basta. Non tornerà mai niente di tutto ciò che c’era se non torniamo prima noi. Cosa sono diventata? Sono sempre io. E tu?
di Sara Carofiglio
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Why don’t you come over?
Ce l’hai presente la piazzola di sosta? Sei tipo quella per me. L’opportunità che ti dà la vita di fermarti di fronte alle cose e pensare.
Pensare di potermi fermare quando mi pare, per un guasto, per una telefonata, per uno snack o solo per guardare le macchine passare. Lo so, il paragone forse non rende bene l’idea e non è nemmeno bello da sentire, però ammettilo: è particolare, mi sono superata! Vorrei che capissi che senza di te non mi sentirei solo persa, ma completamente cieca su una strada che non conosco. Ora ti chiedo di sorridere, un attimo soltanto… tanto male non può farti per nulla. Se invece riesce a farti bene, ci riesce per davvero. Non fanno male i sorrisi.
Ce l’ho presente, sì, la piazzola. E se ti ci vuoi fermare per vedere le macchine passare io sorrido davvero, perché è la cosa più stupida del mondo e sei stupida anche tu, ma se invece ora non ci servisse nient’altro che questo? Fermarci sedute a guardare gli altri che sbandano, sorpassano male, vanno piano o corrono come i matti; ridere mentre si scaccolano nel traffico, vederli litigare senza guardare dove vanno, magari desiderare anche di viaggiare con qualcuno di loro. Fino a quando non arriverà qualcuno a dirci “Ma che cazzo ci fate ferme qua? Il traffico cammina, scorre, corre!” E la vita pure corre, anzi, quella sfreccia senza limiti di velocità e noi ci eravamo solo un attimo appisolate con la testa che cadeva e sbatteva contro il finestrino.
Con gli occhi un po’ assonnati riprenderemo a camminare con gli altri, la luce di un tramonto bellissimo alla fine della strada ci farà risvegliare del tutto e saremo le più brave a viaggiare e a raggiungere quel sole, dopo averne visti tanti sbagliare. Dormi bene, e non te ne andare mai.
… sono sul sediolino dell’auto in cui sei tu, in una piazzola di sosta. Dove potrei mai andare?
Buonanotte.
di Sara Carofiglio
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Grace
Ciao, cuore! Ti starai chiedendo come mai, adesso, alle 01.25 io ti abbia cercata. Non lo so nemmeno io, ma ti capita mai di fare le tue beate cose quando all’improvviso ti acchiappa qualche flash e pensi a qualcosa che con ciò che ti sta tenendo impegnata in quel momento non c’entra proprio niente? In questo momento tu sei stata il mio flash.
Dirai “quanta retorica solo perché per un attimo ho sfiorato i tuoi pensieri”. Forse, anzi, sicuramente hai ragione. Come sempre io sono troppo retorica e mi perdo in sproloqui senza capo né coda, proprio come adesso. Semplicemente volevo scriverti questa cosa ora, mentre sto per addormentarmi e mentre penso che domani ricomincerò un’altra giornata di niente; mentre pensieri sparsi e assonnati mi girano per la testa e forse l’unico pensiero sistemato è quello che ho rivolto a te. Tra una pagina di un libro e una canzone dei Placebo, ho rivisto in ciò che dicevi e scrivevi un po’ di me. Ed è stata una bella sensazione, perché io non mi ero mai conosciuta in quel modo. Quando penso alla nostra amicizia che nasceva mi immaginavo un libro ingiallito a Central Park con le foglie rosse a terra, o di vivere in quei film dove ogni frase detta sembra una citazione d’autore.
Okay, vedi come si scrive bene di notte? Continuo…
Ho sempre immaginato una canzone in sottofondo ai nostri discorsi, magari dei Pink Floyd, e se devo essere sincera mi sono sempre sentita appagata da questa nostra amicizia. Non mi sentivo più parte del mio mondo squallido, vivevo una realtà ben più piacevole con te. E sembra strano che tutto questo sia accaduto solo attraverso le parole perché è con le parole che io e te ci sentiamo davvero a nostro agio, vero? Quelle parole non dette, scritte su Moleskine che probabilmente solo noi rileggeremo, per persone che magari nemmeno le meritano, che rimarranno sepolte tra i milioni di fogli in cui continuiamo a rifugiarci ogni giorno. La nostra è quella amicizia che sento vorrei avere per sempre, e forse in questo ho sbagliato di brutto perché spesso non mi metto d’impegno per coltivarla, succube della mia abitudine di merda di non dimostrare alle persone ciò che provo.
Ti scrivo adesso, di notte, perché volevo trovare le parole giuste. Sono giorni in cui tutto ciò che mi circonda mi spinge a essere matura, o almeno a fingere di esserlo per sopravvivere, e in modo razionale mi sono fatta delle domande su quello che di bello ho avuto e su quello che di bello mi aspetto dai giorni nuovi. Sicuramente tra le cose belle che ho avuto in questi primi diciotto anni c’è questa nostra amicizia fuori dal comune (sai, se dovesse essere come tutte le altre dovrei volerti bene come faccio con le persone qui intorno, ma con loro non riesco a condividere gran parte della mia vita; con te è diverso, è come conoscerti da sempre). Ma il bello viene nella seconda parte del mio super maturo e super lineare ragionamento, quando mi sono resa conto che le nostre strade si divideranno ancora di più quando andremo via di qui e avremo una nostra vita in un’altra realtà, e io continuerò a ricordarti in modo dolce, con i ricordi color seppia e le foglie dei parchi inglesi trascinate dal vento.
Scusa se parlo davvero così tanto, ma le cose bisogna scriverle proprio quando le si pensa: questo rimane un discorso senza capo né coda che io ho deciso di dedicare a te, l’altra me. Buonanotte, cuore.
di Sara Carofiglio
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Dietro l’angolo
Ricordo il calore delle sue labbra sulla mia fronte. La sua barba, che per mia madre era sempre troppo lunga, mi pungeva, ma non c’era sensazione più bella che io potessi provare. Il suo profumo di fumo e lavoro lo sentivo due giorni soltanto e gli altri cinque li passavo a ricordarlo, aspettando che tornasse ad abbracciarmi di nuovo. Crescevo, ma quando si trattava di lui ero sempre una bambina. Tutti i lunedì mattina lo sentivo alzarsi, andare in bagno; faceva sempre gli stessi rumori e io dalla mia stanza avevo imparato ogni suo passo, ma continuavo a sperare che l’ultimo non arrivasse mai. Prima di andar via entrava silenzioso nella mia stanza. Mi bruciava la gola ogni volta, non volevo che partisse, ma lui non mi ha mai vista piangere quando andava via, non volevo che mi vedesse fragile, era così importante che lui fosse fiero di me! Avevo sempre paura che non sarebbe tornato; che un giorno non avrebbe avuto voglia della macchina, del traffico, della pioggia in autostrada, dei fari al buio e non sarebbe tornato. Un giorno è successo, ma non credo che sia per colpa di ciò che mi spaventava nel letto, di lunedì mattina, quando ero bambina. In realtà non so di chi o di cosa sia la colpa e non voglio saperlo. L’odio non mi piace e so che se mai sapessi chi è stato, l’odierei al punto di volerlo eliminare, come questo qualcosa ha eliminato lui. È più dolce pensare che non ci sia niente da odiare. Quando il lunedì mattina ho iniziato a svegliarmi senza nessun rumore proveniente dal bagno, mi piaceva pensare che fosse stato il mare a chiamarlo. Che c’era una barca bellissima in un posto lontano senza nessuno che la guidasse e allora è andato lui, che il mare lo conosceva così bene, che se lo si guardava negli occhi si poteva vedere la stessa luce che si riflette sull’acqua quando il sole è alto. E allora adesso lui è lì ed è felice, con l’acqua salata, il vento, il sole e tutto ciò che gli apparteneva, magari indossa ancora quel cappello da marinaio che mi piaceva tanto, che mi lasciava sulla testa quando entrava a casa e mi cadeva sempre da un lato ed era buffo, non io, ma il suo sorriso quando mi vedeva così, col suo cappello, la sua bambina. Lui è felice, ne sono certa, e lo sono anche io, nonostante tutto. Il fatto è che ci sono persone che non sono solo persone. Sono amore, luoghi, ricordi, profumi, sguardi; sono un mare, anzi, un oceano e non possono svanire, non possono essere dimenticate. Ci sono persone che non lasciano semplicemente dolore nel cuore di chi resta; rimangono nell’aria, come se arrivasse un loro sospiro ad ogni folata di vento, rimangono qui, semplicemente, perché hanno succhiato la vita fino all’emozione più piccola e ora che la vita degli altri continua, porta con sè un po’ di quelle persone che l’hanno amata tanto. Le persone così ci sono, ancora, anche se non tornano, perché in realtà non sono mai davvero andate via. Io continuo a vivere di lui e di tutte le scintille che mi ha fatto nascere dentro, di tutti i sogni in cui mi ha fatto credere, di tutte le volte in cui grazie a lui ho sentito di essere speciale. Mi ha insegnato che ognuno di noi è legato a questo mondo per una ragione. Nessuno sa quale sia, ma se la vita ha un buon sapore, sta tutto nello scoprire quale sia il nostro segreto. Basta vivere ogni istante come se fosse magico, il più bello di sempre, tenere il cuore aperto in attesa che qualcosa lo faccia vibrare e quando accade, beh, il mondo diventa nostro e siamo finalmente felici. Il mio cuore vibra quando ho una penna in mano, un foglio accanto, le parole in testa e una luce negli occhi. Ricordo il calore delle sue labbra sulla mia fronte quando leggeva le mie parole ed era fiero di me. Il mio cuore vibrava e in quel contatto vibrava anche il suo. In quel momento lui sapeva che il sogno della mia vita mi stava accarezzando. E ora quel bacio mi sfiora ad ogni parola che la mia mano lascia sul foglio e io non riesco a farne a meno, a smettere di lasciarne. E’ come quando la musica è alta e non si può smettere di ballare, quando qualcuno canta, quando c’è il sole, un giorno di festa, una colazione speciale, il vestito nuovo, il bar con gli amici, il vento sul motorino, il pomeriggio in primavera, le onde, la spiaggia sotto la luna piena, la pioggia sui vetri. Ricordo i miei piedi stanchi dopo una lunga giornata e il suo “dai, dietro l’angolo c’è casa”. Dopo gli anni che sono passati continuo a provare una strana sensazione a girare l’angolo e non sapere cosa trovarci. Ho provato a scommettere alcune volte, a vedere se potessi provare a sapere cosa ci fosse ad aspettarmi dietro quell’angolo e puntualmente la sola cosa che ho indovinato è stato il mio sorriso, il mio sentirmi scema per aver pensato di sapere ancora una volta cosa ci fosse in piano per me. Così come da piccola dietro l’angolo casa non c’era mai, ora non c’è mai ciò che mi aspetterei, ma anni fa avevo la sua mano che continuava a farmi compagnia e ora mi resta la voglia di arrivare all’angolo dopo, e a quello dopo ancora, perché quello che mi aspetta è sempre più bello di ciò che avevo immaginato.
di Sara Carofiglio
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