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#recensionispicce
recensionispicce · 5 years
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"I like things that look like mistakes." Frances Ha ~ Noah Baumbach (2012)
Frances Ha è un film che parla di quella sensazione che diventi grande e senti una pressione alla terza vertebra cervicale che spinge giù e dovresti piegarti e accettare la vita e non vuoi e fremi e scalpiti e perché a tutti gli altri sembra andare bene e a me no?
Ritratto spettacolare della generazione a cavallo dei 30 (perché della gioventù bruciata comunque non frega più un cazzo a nessuno) plus dialoghi tra i migliori degli ultimi anni.
8
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recensionispicce · 5 years
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"Finisce sempre così, con la morte. Prima però c’è stata la vita." La Grande Bellezza ~ Paolo Sorrentino (2013)
La prima volta che ho provato a vedere La Grande Bellezza ho ceduto di schianto dopo 20 minuti. L'ho trovato un nausenate e noioso alambiccare di pretestuosità. L'ho rivisto qualche giorno fa e non sono riuscita a distaccarmene fino all'ultimo secondo dei titoli di coda. Perché questo film va visto così, una sera tiepida in cui si ha voglia di lasciarsi rubare del tempo. Ma mi ero ripromessa di fare una recensione, quindi ecco: la Grande Bellezza è la Canestra di frutta di Caravaggio. Opulenta, traboccante, un po' marcescente. E poi c'è Roma, che è sfondo e protagonista di tutto, perfetto teatro di personaggi/maschere ancorati alla grandezza del passato. Perché se il presente invecchia e il futuro muore o si corrompe (quite literally), il passato ancora seduce con i suoi ricordi. Prima, infatti, c'è stata la vita. O almeno così dicono.
9
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"Always remember us this way." A Star is Born ~ Bradley Cooper (2018)
Nella prima mezz'ora di questo film ho avuto la netta percezione di star guardando Bradley Cooper che si faceva una sega. Nella restante (lunghissima) ora e mezza ho cambiato idea. Non è Bradley Cooper che si fa una sega. È Bradley Cooper che mirabilmente proietta il proprio ego fuori da sé e fa una sega ad entrambi in un mutuo sbrodolare di onanismi. Se il titolo fosse stato "A Star is Born sì ok ma ora torniamo ai miei bellissimi malinconici occhi blu e alla mia possente muscolatura addominale che sfoggeró in almeno 3 occasioni assolutamente non necessarie ai fini della narrazione" sarebbe stato più adatto. La sceneggiatura non è solo banale, cosa prevedibile visti gli "antenati" della storia, ma anche onestamente imbarazzante: mette in scena una relazione amorosa imperniata su un paternalismo tossico che nemmeno il bonario sorriso da southern boy di Cooper riesce a rendere meno fastidioso - lo rende semmai PIÙ fastidioso. Le mie orecchie hanno davvero sentito la frase "ho scritto questa canzone per quando tornerai te stessa?" pronunciata perché sua signoria disapprova la deriva pop dell'amata? Ma checcazzo. Unica nota positiva Lady Gaga, che canta bene e ci fa prendere una boccata d'ossigeno dall'onnipresenza soffocante del suo più-che-co-protagonista. Però perché la canzone principale della soundtrack fa "We are far from the shallow now / In the shaAaAllow"? Cioè far from o in? Sono confusa.
4
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"E poi è arrivato quello stronzo, m'ha stravolto la vita. M'ha fatto credere che potevamo essere felici e io mi sono fidata". Perfetti sconosciuti ~ Paolo Genovese (2016)
Genovese si infila nella scia dei film girati con l'impostazione teatrale del "tutto in un punto" (vedi Who's Afraid of Virginia Woolf, mica per niente riadattamento di una sceneggiatura per teatro) nei quali l'ambiente chiuso - in questo caso una casa uscita direttamente da una rivista di interior design - è l'ambiente unico dove si svolge il dramma. C'è un fuori, si suppone, un tempo esterno alla lentissima cena che si sta svolgendo, ma lo intuiamo solo grazie all'eclissi di luna che pian piano copre il cielo (eclissi che, da che mondo è mondo, comunque è presagio di sfighe). Il gioco è semplice: mettiamo i telefoni sul tavolo, e per stasera è tutto pubblico, ahaha, ma no, ok, ma dai, che scemenza, perché che hai da nascondere?! Lo spettatore sa già cosa aspettarsi. Solo che non sa quanto aspettarsi. I dialoghi sono bilanciati, i tempi buoni, il climax non esasperato. Forse si poteva essere più sobri con lo spiegone moralizzante contro la società dei social, che fa tanto "voi giovani, sempre col telefono in mano". E comunque ricordatevi di aprire ogni tanto le ante degli armadi che prende un po' d'aria lo scheletro.
6,5
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"Love has limits." "It should not." The Favourite ~ Yorgos Lanthimos (2018)
Fuori dal palazzo c'è la guerra e la politicona, dentro il palazzo ci sono i bisticci e la politichina. O forse è il contrario? I protagonisti del film sono tutti giocatori di una partita spietata per la corsa al potere, in un intreccio neanche troppo sofisticato di favori e favoriti, inganni e fedeltà, venduti e comprati. Protagonista indiscusso del film è il palazzo reale, che rappresenta in modo magistrale questo universo parallelo di sottogiochi politici. Un luogo di spazi giganteschi - serve il grandangolo per inquadrarli tutti - che nascondono passaggi segreti e oscuri, ma anche enormi giardini solitari e lunghi corridoi deserti, fatti apposta per i complotti. Pregevole anche la generica sontuosità degli ambienti: privi di colori politici, basta distrarsi un attimo e ci si scorda di essere in Inghilterra e non a Versailles. Con chi è che eravamo in guerra?
7.5
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"I guess if it's for you, it's a love poem." Paterson ~ Jim Jarmush (2016)
Adam Driver interpreta un autista (già) di nome Paterson, che vive a Paterson (GIÀ). Una narrazione leggera del banale, che mischia la noia alla poesia (protagonista non protagonista dell'intero film) restando sempre sull'orlo del dramma personale. Perché il Paterson uomo e poeta è reso futile dalla Paterson città e orizzonte, un luogo che non lo sa o non lo vuole apprezzare in quanto così saturo di talenti da rendere superfluo il più dotato degli artisti. Il giudizio sul protagonista resta infatti in capo allo spettatore, che termina il film con un unico quesito in testa: "ma questo è un genio o un coglione?".
7
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recensionispicce · 5 years
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"Let the wild rumpus start!" Where the Wild Things Are ~ Spike Jonze (2009)
Spike Jonze ritenta il numero di prestigio del "filmone dal cilindro del nulla cosmico", ma stavolta il coniglio gli esce spelacchiato e con un aspetto decisamente preoccupante. La scelta di usare la CGI solo sui faccioni e lasciare gli attori a rotolare in enormi costumi non riesce a riesporre la buffa bizzarria delle illustrazioni originali di Maurice Sendak, limitandosi a trasmettere una più banale e teletubbiana sensazione di ohmiodiochecazzoseibestiaimmondabruciaBRUCIA. L'aspetto controverso dei pelosi co-protagonisti del film contribuisce anche a renderlo un'opera confusa ai fini del target d'utenza (non portate i vostri figli a vedere questo film se non volete che parlino ai loro psichiatri di enormi polli senza un braccio, una volta grandi) e perfino la sceneggiatura non aiuta a trovare una quadra alla pellicola: la storia procede convinta fino al famoso "wild rumpus", salvo poi restare impelagata in un acquitrino di disfunzioni emotive tali da far impallidire qualsiasi 15enne su Tumblr. A tenere il tutto a galla c'è però la mano di Spike Jonze, che tramite gli occhi del nostro Max riesce nel regalare soggettive toccanti.
6.5 (il .5 se lo è guadagnato la colonna sonora)
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"I must have chanted those words a thousand times...Not him; me. Not him; me. Not him; me. Not him; me. And then, toward the end: not them; me." The Young Pope ~ Paolo Sorrentino (2016)
Sorrentino si cimenta con il moderno mostro sacro della serie TV trovando in essa l'habitat perfetto del suo habitus perculatorio. I tempi dilatati della serie (10 episodi di quasi un'ora) gli permettono di giocare con i movimenti di camera e con le ormai iconiche scene oniriche, suonando molto meno ampollose che nella sua odietamata produzione cinematografica. Ormai quasi cliché del lavoro del Maestro, Sorrentino stavolta dosa alla perfezione l'intento parodico, creando il personaggio magnificamente controverso del Santo Stronzo (l'interpretazione di Jude Law, però, quella sì che è in odore di santità... he's sexy and he knows it). Stellina d'oro per Silvio Orlando, irresistibile spalla in-comica e incomoda, e a mia personale opinione vero collante di tutta la serie e della sua - voluta - ambiguità.
8
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"Eri uno di noi." Dogman ~ Matteo Garrone (2018)
Prendete un film western, toglietegli il filtro "cane della prateria" e mettete il filtro "medusina triste". Poi fate un paio di sequenze lunghe, un appostamento documentariale sul non-luogo del paese (così peculiare da essere un posto qualsiasi). Quello che si ottiene è un film sulla legge della giungla (giusto per citare un altro bioma, olé) dove la natura premia il più forte, e solo i tamarri con la tuta dell'Adidas vincono.
8
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"Is this the real life?" Bohemian Rhapsody ~ Bryan Singer (2018)
"Oddio mica lo sapevo che il Live Aid era una reunion e che lui sapeva già di essere malato!" Eh per forza non lo sapevi, non è vero. Davvero, il problema del film è tutto qui: grossa colpa il presentare un biopic che per essere un biopic è un po' troppo freestyle. Francamente triste anche il ruolo riservato agli altri membri del gruppo: un casting incredibile (oh, so' UGUALI) ma caratterizzati più per somigliare a graziosi chierichetti che a rockstar. Detto questo le canzoni ci sono, tutti le sanno, Rami Malek le fa bene nonostante la dentiera orrenda e vien voglia di cantare. Il film passa.
6
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"God bless white America." BlacKkKlansman ~ Spike Lee (2018)
Questo film è uno spiegone. E non uno spiegone spiccio, tra l'altro, ma uno di quegli spiegoni noiosetti in quanto pensati per uno specifico target di pubblico. Il film infatti non si rivolge né a coloro che hanno già una coscienza politica degli avvenimenti narrati, i quali non scopriranno nulla di nuovo dalla storie che vi viene narrata (racism, duh), né cerca di far cambiare idea a coloro che "God bless white America", poichè se li gioca ad inizio film presentando la categoria come un branco di ritardati. Piuttosto, punta a convincere coloro che, benchè politicamente propensi, devono ancora prendere consapevolezza della situazione. Il film infatti questo è: una presa di consapevolezza. E lo racconta - questo sì - in modo davvero spiccio: i buoni sono buoni e i cattivi sono cattivi, nella migliore tradizione americana. Una narrazione un po' in bianco e nero, insomma.
Quasi 7
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