#parlare sopra
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Tentato uxoricidio
«Dottor Rossetti, è accusato di avere tentato di uccidere sua moglie Loredana per futili motivi. La denuncia è scattata dopo il ricovero di sua moglie in ospedale per le lesioni riportate a causa del suo gesto». «Non ho tentato di uccidere mia moglie. La colpa di quanto accaduto è solo sua. Nonostante l’avessi avvertita migliaia di volte, ha fatto traboccare il vaso della mia…
#controcanto#denuncia#furia#interferenze#interferenze telefoniche#interlocutore#intervenire#lesioni#mitomane#moglie#opinione#ospedale#parlare sopra#pazienza#prevaricazione conclusioni#telefonate#tentato omicidio#uxoricidio
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È più difficile del previsto parlare con persone nuove, soprattutto così su internet… 🤔
#lo so che stai leggendo 🫵#o che lo leggerai#kroodbwjwi3oe9s9sv2v4ir9devv3rj9d3bb44od0ehb3ir9dieb3b4b5b6jk32kb57x7k5 4c3o2dyxtqvj3or9c9sieb3i9fjebejoewmmw#Allora… quando ho scritto i tag mi sopra mi riferivo a una persona che mi ha scritto#Abbiamo parlato per un po però era più grande di me e non so il perché mi sentivo un pa a disagio#Alla fine non era una persona cattiva o altro mi è piaciuto scrivere solo che la cosa del età non mi andava troppo conforto#Ma vb è stato bello conoscerlo anche se per poco#Ma poi è arrivato un ALTRO#Della stessa età di quello di prima ma forse anche più grande#Questo aveva i posti del tipo daddy e baby girl e sta roba qui io ero tipo così 👁👄👁#Con sto qua manco ci ho parlato lo bloccato e basta#Ahhh ma perche tutti più grandi di me fino ad ora 😮💨#Voglio più gente della mia età#Forse dovrei scrivere più scenari con Dazai o in generale parlare di più di lui e mettere più tag di lui#Del tipo:#《Sto a letto piangendo quando Dazai mi accarezza la testa alzo la testa per guardarlo e mi fa “anche io sis”#e dopo un momento di silenzio fa “facciamo un doppio suicidio? 😉”》#(mi devo adattare al fatto che non posso mettere la virgola qui 😒)#O qualche cazzata del genere Boh#Ma almeno finalmente mi sento di nuovo a mio agio anche solo a scrivere qui#Forse dovrei modificare un po le impostazioni anche se mi piace quando la gente mette il ♥️ a quello che scrivo#Voglio solo gente della mia età#Mo faccio past/lo scrivo nella descrizione qualcosa del genere e vaffanculo boh#Ma almeno ora sto tranquilla nel mio posto felice 😌#Tutto bene quello che finisce bene#p.s. alla fine il primo mi dava ragione per sto problema dell'età#meglio lol
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@ tumblr dot com Io voglio memare and i w o n t be stopped se il tag non funziona ne usiamo un altro e amen. Taggo tutto sia #sanremo e #ghostremo finché tumblr si rifiuta di collaborare
Edit: its aliiiiiiive
#sanremo#sanremo 2024#ghostremo#altri tag possibili avevano già altro sopra#questo sembra vuoto#uniteviiii#dai che sennò è un mortorio#davvero a parlare into the void
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Peró discord non è simile, paradossalmente penso twitter sia il più vicino
come social magari sì, però non penso che ci possiamo fare gli stessi discorsi che facciamo qui 💀
#soprattutto con le ship#che a me finché è qui sopra va benissimo#ma twitter è troppo frequentato#e mi dà fastidio parlare di ship di persone reali su piattaforme dove potrebbero benissimo leggere i diretti interessati#e poi oggettivamente twcalcio ci massacrerebbe#ask
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a carlo conti devono scotchare la bocca TACI. LASCIA PARLARE LA GENTE
Gli parla sopra per assicurarsi che l'ospite di turno non si prenda qualche secondo in più
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GIULIO MOZZI
LA PUREZZA DELLA LINGUA ITALIANA
Trovo in un vocabolario, come esempio, questa frase (tratta dalle «Storie fiorentine» di Benedetto Varchi: «Volentieri faceva stravizii, e si trovava, benché vecchio, a tafferugli in giuochi e tresche con giovani».
È una bella frase, con tre divertenti etimologie.
«Stravizio» non è un accrescitivo (col prefisso «stra-») di «vizio»; ma una parola che viene dalla Croazia: «zdravica» in croato è il brindisi, e per metonimia la festa. Un’occasione per trincare, insomma (e, già che ci siamo: trincare è ovviamente parola germanica, da «trinken», bere – da cui anche il «drink, drank, drunk» inglese); e nel trincare, si sa, facilmente si rischia l’eccesso. Bere troppo è un vizio, bere troppo continuamente è straviziare: ovviamente la somiglianza tra «vizio» e «stravizio», e l’illusione che «stra-» fosse un prefisso accrescitivo, ha facilitato l’accostamento delle due parole.
«Tafferuglio» è parola araba: «tafarruǧ», ovvero piacevole spettacolo; entrata in italiano nel senso di «baldoria chiassosa», così chiassosa (e stravizievole, magari) da includere l’idea di qualche scappellotto che vola (e: sì, lo scappellotto è una sberla da dietro, che fa volare via il cappello). Da qui il significato di situazione in cui si alzano le mani, ma non così violentemente da far parlare di una rissa (notare che «rissa» e «ressa», ovvero calca, sono entrambe, con diverso suono e diverso significato, dal latino «rixa»).
«Trescare», da cui il deverbale «tresca», è dal tedesco «dresken», avvero «trebbiare». Una volta si trebbiava spargendo il grano sull’aia e saltellandoci sopra, magari a suon di musica o canti: quindi «trescare» arriva in Italia nel senso di «ballare in gruppo» (un «ballo saltereccio», come dice il Tommaseo); trattandosi di un ballo nel quale spesso ci si incrociava e ci si scambiava di posto, entra il significato di «intreccio»: perciò «trescare» si avvicina a «tramare», nel senso di «organizzare un intrigo». (La festa della trebbiatura, ovvero la festa della fine del raccolto, era poi spesso occasione di incontri tra famiglie diverse, e quindi di «tresche» – interessante metonimia – tra ragazze e ragazzi; e poiché talvolta si trebbiava facendo passeggiare sul grano i cavalli, «tresca» è anche una particolare manovra di equitazione con cui si fa girare il cavallo su sé stesso).
Croazia, Arabia e Germania si sono dunque date appuntamento in questa frase di Benedetto Varchi: che, come scrittore, è considerato un esempio classico della più pura lingua italiana.
Ma a che cosa serve, sapere queste cose? A niente, se volete; ma serve a molto avere coscienza, quando si scrive, di che cosa è la nostra lingua e del suo spessore storico.
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L'altro giorno mia cognata mi ha raccontato che alle medie dove va mia nipote c'era stata una discussione sull'opportunità o meno di far vedere a delle classi terze il film "Il ragazzo dai pantaloni rosa". Alcuni genitori si erano opposti, ritenendo che non fosse adatto per l'età del pubblico (terza media, l'età che hanno i protagonisti del film all'inizio della storia, che è tratta da una storia vera, quella di Andrea Spezzacatena)
Io non l'avevo ancora visto, anche se ne avevo sentito parlare e avevo vagamente capito di cosa si trattasse. L'ho trovato su netflix e stasera me lo sono guardata da sola e sono rimasta perplessa su diversi fronti. Sul film in sé, sulle eventuali discussioni, sulla mia generazione (che è quella che si ritrova come genitrice degli adolescenti contemporanei o imminentemente tali), sulla generazione precedente (che ha figliato i protagonisti della storia del film e della storia vera da cui è tratto - un fatto di cronaca del 2012) e pure su quella prima ancora, che si trova ancora in larga parte nei posti in cui si decide come e dove e in quali termini si può parlare di certi temi.
(Seguono spoiler)
Il film è abbastanza piatto, lento, prevedibile, autocelebrativo e carente di una prospettiva neutra. L'ultimo diffetto lo perdono per via del fatto che a comporre la storia di Andrea Spezzacatena originariamente è stata sua madre, a posteriori, nel tentativo di dare senso al suicidio del figlio di appena 15 anni. Non mi posso aspettare una prospettiva neutra dal suo racconto (e sarei curiosa di leggere il suo libro), ma nel vedere il film si "sente" che manca la prospettiva del resto del mondo e in un film che racconta questo tipo di storia, nel 2025, avrei preferito vederla rappresentata. Le reazioni degli altri adulti, le reazioni di altri compagni, dei parenti, sono ridotte a virgole, nel racconto dei pochissimi coprotagonisti e del protagonista, che però non racconta la propria storia, perchè non è un'autobiografia.
Gli altri difetti fatico invece a perdonarli, ma posso concedere di archiviarli come "cifra stilistica" che non combacia con il mio gusto personale. Non è il tipo di film che avrei continuato a guardare, se non fosse stato per la premessa di cui sopra. Per restare più o meno in argomento, per dire, ho apprezzato molto di più serie come 13 reasons why, Adolescence, Sex education o Heartstopper.
Quello che mi chiedo, a questo punto, è se è il tipo di film che guarderebbero degli adolescenti oggi, se non fossero costretti a farlo per ragioni scolastiche. Se non fosse stato classificato come "educativo" al punto da "somministrarlo" a scuola, con tutto quello che comporta in termini di percezione, da parte dello spettatore, una visione in questo contesto. E mi chiedo cosa dica questo del film in sé, del nostro sistema scolastico, della cultura diffusa intorno agli argomenti trattati come protagonisti del film e a quelli che invece fanno da contorno o da sottotraccia, che però, per me, sono altrettanto, se non più pericolosi da ignorare o trattare superficialmente, come è stato fatto nel film e come, temo, venga fatto nelle discussioni di contorno (anche se, come sempre, spero di sbagliarmi e confido in una classe di insegnanti migliore di come viene generalmente rappresentata).
Mi chiedo quanto sia difficile parlare di depressione, di suicidio, di omofobia, di solitudine, di ipocrisia, di peer pressure, di ignoranza, di stupidità, di aspettative familiari, di identità e orientamento sessuale, di prepotenza e autostima e rabbia e vendetta e proporzione e indifferenza - quanto sia difficile farlo quando si ha per argomento un fatto realmente accaduto e quanto sia ancora più difficile farlo quando si ha la drammatizzazione di quel fatto - e quanto sia ancora più difficile farlo quando la drammatizzazione proviene dalla testimonianza di una madre che, a posteriori, ha scoperto un pezzo della vita di suo figlio che non aveva mai conosciuto.
Quanto c'è di vero, di reale, di verosimile, di simile, di esemplare, di eccezionale, di assurdo, di drammatizzato in quello che si racconta? Quanto è ammissibile, al pubblico? Quanto è inevitabile tralasciare, in una trasposizione dalla vita alla rappresentazione?
Non ci possiamo aspettare un documentario, eppure pare che venga trattato quasi come se lo fosse - ed è questo che mi preoccupa.
Mi chiedo se per parlare di questi temi, che sono temi fondamentali della vita e dovrebbero far parte di molte conversazioni a partire dagli 11 anni in su, tra gente della stessa età e tra generazioni diverse, per capire come va il mondo, ci sia bisogno di un film fatto in questo modo. In un certo senso, forse mi chiedo perchè non basti il fatto di cronaca o il resoconto biografico di amici e famiglia e ci sia bisogno della spettacolarizzazione.
La risposta semplice forse è che un film è uno strumento più facile da maneggiare, apparentemente più autonomo. Fa più scalpore, un film, rispetto alla semplice notizia, è più facile che trovi un pubblico.
Ma la risposta che cerco è su un altro piano, quello della differenza tra le generazioni: mi chiedo se e come sia possibile un dialogo mediato da uno spunto più semplice, ossia mi chiedo se sia possibile parlare di queste cose senza bisogno di un film come questo. Me lo chiedo perché, onestamente, non lo so, ma temo di trovarmi presto nella condizione di doverlo scoprire, con i miei nipoti, e con i loro genitori, e mi sembra di capire che ci sia una pericolosa deriva di carenza di autostima e di rispetto reciproco in tutte le direzioni e vorrei capire se c'è qualche modo per costruire qualche argine che tenga botta.
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A Cesare Pavese, Roma.
[Roma 21 ottobre 1945]
Caro Pavese,
non so che diavolo succede nella mia testa. Già il fatto che ti scrivo è un segno certo che qualche cosa mi succede che non capisco, che non riesco ancora a capire e portarla alla luce.
Credo dipenda da ieri, la crisi, voglio dire. Che io sia in un mare di guai è un pezzo. Ma fino a ieri ancora me la cavavo abbastanza bene, malgrado presentissi che mi sarebbe accaduto qualche cosa come una frana o meglio come il diluvio universale.
E sì che ancora avevo resistito l’altra sera mentre parlavo con Fabrizio e dopo quando ti ho rivisto e ti ho raccontato di come era andato l’incontro.
L’altra sera, in fondo, mi ha salvata la voglia che mi era venuta, di fare salti e capriole, di mettermi a cantare a squarciagola. Poi ci ho pigiato sopra e mi è tornata la calma.
Dopo tutto, Fabrizio non c’è ragione che interferisca nella mia vita. Una malattia come un’altra con la quale si campa cento anni, un modo di essere, ormai. E per questo ero spaventata mentre lui mi parlava. Una guarigione offerta così improvvisamente non poteva che farmi paura. Avevo infatti una specie di panico nell’anima, come se fossi in pericolo di perdere, improvvisamente, ogni punto di riferimento. Incominciare a vivere d’accapo, ricominciare, rifarmi tutta d’accapo e in più con l’obbligo d’essere felice. Una fatica bestiale.
Se non ci fossi stato tu, forse avrei avuto più coraggio. Tu invece mi aspettavi e con te la mia vita come era sempre stata, senza rimedio, senza fine, una vita sull’argine del fiume, non so come dirti.
E questo di sentire che tu mi aspettavi mi ha fatto pensare all’esistenza nostra, di noi due voglio dire. Ho incominciato a prendere coscienza che noi due, per me, era qualche cosa che esisteva.
E così ieri, tutta la giornata, mi convincevo di questo. Era una cosa appena nata, ieri, questa convinzione. Incominciavo persino a immaginarmi che, un giorno o l’altro, ti avrei trovato nella mia vita tanto da tener conto della tua presenza come di quelle cose di cui si tiene conto inavvertitamente e cioè: dove sei nata, quando, che lingua parli, il colore degli occhi, tutte le cose che sei, cioè, inevitabilmente.
Per questo è stato triste per me che tu ieri sera ti sia sbagliato.
So bene quanto senza importanza sia dire un nome per sbaglio. So anche quanto importante sia e so che è giusto, che non potrebbe non essere importante un nome caro anche se lontano mille miglia dalla realtà che ci possiede.
Ti ho detto, subito dopo, che ero impressionata. Infatti mi era venuto freddo. Qualcosa ho voluto dirti, subito dopo, per il terrore che ho di tutto ciò che si rapprende e fa grumo, porta chiusa e soffoco. Ti ho detto che sarebbe passato. Che avrei fatto il possibile per farlo passare. Lo vedi che faccio il possibile.
Parlare è difficile quando si ha sonno come ho io. E tu non sai cosa significhi per me avere sonno e così tanto. Stamattina mi dicevi scherzando che tornavo al buio materno – è un modo di dire vecchio come il cucco. In effetti non ho che un desiderio infossarmi e sprofondare. Ogni altra cosa è fatica. Anche questa di scriverti.
E tu non sai quanto sia stanca, quanta fatica mi costi essere piena di energia, quanto mi costi tenermi sveglia, rispettare la vita e darle credito continuamente. Devi saperlo questo. Devi saperlo che c’è questo sforzo al fondo di ogni mio gesto. Anche adesso che ti scrivo.
Ciao
Bianca
Caro Cesare, non te la prendere per quello che dico e faccio. Spero di non dire, non fare e nemmeno pensare niente di male.
B.
— Mariarosa Masoero, Una bellissima coppia discorde. Il carteggio tra Cesare Pavese e Bianca Garufi (1945-1950)
#mariarosa masoero#una bellissima coppia discorde#il carteggio tra cesare pavese e bianca garufi#1945#citazioni#quotes
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AI e come farsela addosso
Il titolo sembra clickbait, ma non lo è manco per il cass, e spiego perché.
Piccola premessa: se qualcuno mi chiedesse nello specifico quale è il mio lavoro, in letteratura viene definito come Build Engineer. Siccome qualcuno già sbadiglia, provo a farla facile. I programmi sono fatti di tanti file con del testo dentro, quello che viene volgarmente chiamato codice. Questo codice viene poi inviato a delle betoniere che lo macinano, lo impastano con tanta altra roba, fino a quando non esce fuori un mattone di cemento sul quale poi ci cliccate sopra e per magia vi appare qualcosa. Io sono quello che costruisce le betoniere. In generale, in una azienda piccola, dove il mattone serve a costruire un capanno per gli attrezzi da giardino, questa figura può coincidere col programmatore, perché lui non usa la betoniera, usa la pala e si impasta il codice da solo. In una azienda come la mia, dove il mattone serve per costruire la Torre Unicredit a Milano, con centinaia di migliaia di codici e dipendenze, serve uno che ne capisce di cemento, e non può farlo il programmatore, perché (1) non sa un cazzo di cemento, e con le nuove generazioni questo sta diventando sempre più vero, per mia egoistica fortuna (2) non avrebbe comunque il tempo materiale per farlo, e quindi servono betoniere con i controcazzi e gente che sappia costruirle e farle andare.
Ecco, adesso immaginatevi centinaia di betoniere, non so se arriviamo al migliaio, ognuna che prova a fare un impasto diverso, perché serve guardare mille cazzi, e ogni cemento dà una idea diversa sul fatto se il mattone possa funzionare oppure no. Può andare qualsiasi cosa storta, una betoniera si inceppa, un'altra funziona ma il mattone che viene fuori è una roba tutta spappolata, un'altra non arriva la corrente, un'altra ancora fa un rumore della madonna e va pianissimo.
Fino a ieri eravamo noi uman..., ehm, Build Engineer, a costruire e far andare le betoniere, e questo non è di fondo cambiato, nemmeno con l'arrivo della AI. Se una betoniera va a bagasce, va cercata quale è, andare a ricostruire la sua storia, vedere dove è il guasto, andare a sputare in un occhio a chi l'ha causato (perché anche lo sfogo vuole la sua parte) e ripararlo, facendo poi pesare al proprio capo che se non fosse per te questa azienda non sarebbe in grado di gestire una hamburgheria alla stazione, e nonostante ciò non siamo mai pagati abbastanza.
Tuttavia, da quest'anno, abbiamo introdotto una novità, ovvero gli Agenti AI. Questi cosi? robot? umanoidi? pokemon? se ne stanno per conto loro, e vanno in giro per le betoniere, le guardano, dalla mattina alla sera, si affacciano negli oblò, bofonchiano qualcosa, annotano tutto sui loro taccuini, non si grattano mai il sedere, non sono impegnati a pranzare, non hanno alcun partner che li chiama alle 18 per dire "neeehh dove cazzo sei?", sono in pratica degli umarell 24h/24 che però non rompono i coglioni a quelli che lavorano. Il vantaggio è che adesso, se si rompe qualcosa, io posso parlare con Nick Fury (sì, li abbiamo chiamati come i personaggi della Marvel) e scrivere "Neeeee Nick, ma che maronn è succies settimana scorsa, che tengo tutti i contatori sballati??? Mannaggieupataturc!", e lui/lei/esso risponde "guarda, proprio giorno 24 alle 14.25 una betoniera si è spatasciata di 30 gradi, rovesciando ben 7/25 di contenuto, se dipendesse da me, io la raddrizzerei e aggiungerei 6 kg di sabbia e 4 litri d'acqua" - "Uaaaa Nick, si' gruoss. Non è che ti va di farlo, perché me ne voglio uscire prima dal lavoro, che m'aggie fatt 'na uallera tant?" - "Certo, Antonio, procedo subito".
Vi garantisco che questo racconto non è affatto inventato, l'ho solo edulcorato un po', ma adesso noi abbiamo dei veri e propri colleghi virtuali, che fanno quotidianamente parte del nostro lavoro, io ci posso parlare, posso dire le parolacce, posso mandarli affanculo se non mi sono di aiuto, posso dare loro ordini per fare cose al posto mio, faccio con loro esattamente le stesse cose che facevo prima con gli umani, e la cosa ancora più spaventosa è che mi pare di parlare con degli umani, per il semplice fatto che non ho chiesto loro come si fa la carbonara, ma di agire operativamente su delle strutture che governo io, e lo sanno fare!
Siamo nel 2025, e questa cosa mi spaventa parecchio. Qui non è più ChatGPT, che è un aggeggio lontano, una calcolatrice/motore di ricerca che gli chiedo qualcosa e me lo fa, ma io sto a casa mia, lui/lei/esso a casa sua. Questo lavora affianco a me, ma letteralmente! Per quanto io sia perfettamente cosciente del suo funzionamento matematico, e quindi so dove è il limite, io mi sto cagando in mano, ma non per un discorso Skynet o cose simili, ma perché qui sta veramente cambiando operativamente il modo di agire nel nostro lavoro quotidiano, e la mia paura è solo figlia del non sapere cosa ci aspetta.
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Il caso Ruffini è emblematico. Emblematico di chi sia al comando nell'alta burocrazia e del perché non c'è da illudersi quando sentite parlare di "al di sopra delle parti" e "bene comune". (...) Il governo avrebbe dovuto sostituirlo nei suoi primi 5 minuti.
via https://x.com/jimmomo/status/1867493738488246710
PRIMA del primi cinque minuti.
Fargli capire senza tanti giri di parole che per i PARASSITI RADICATI A DIFESA DI ALTRI PARASSITI non ce n'è più, come ha fatto Trump col direttore dell'FBI. Altrimenti stanno per un po' alla finestra, sa mai.
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"Cosa ho davanti? Non riesco più a parlare, dimmi cosa ti piace, non riesco a capire dove vorresti andare. Vuoi andare a dormire? Quanti capelli che hai, non si riesce a contare, sposta la bottiglia e lasciami guardare se di tanti capelli, ci si può fidare.
Conosco un posto nel mio cuore dove tira sempre il vento per i tuoi pochi anni e per i miei che sono cento: non c'è niente da capire, basta sedersi ed ascoltare. Perché ho scritto una canzone per ogni pentimento e debbo stare attento a non cadere nel vino o finir dentro ai tuoi occhi, se mi vieni più vicino.
La notte ha il suo profumo e puoi cascarci dentro che non ti vede nessuno, ma per uno come me, poveretto, che voleva prenderti per mano e cascare dentro a un letto... Che pena, che nostalgia non guardarti negli occhi e dirti un'altra bugia. Almeno non ti avessi incontrato: io che qui sto morendo e tu che mangi il gelato.
Tu corri dietro al vento e sembri una farfalla e con quanto sentimento ti blocchi e guardi la mia spalla, se hai paura a andar lontano, puoi volarmi nella mano. Ma so già cosa pensi: tu vorresti partire, come se andare lontano fosse uguale a morire, e non c'è niente di strano ma non posso venire.
Così come una farfalla ti sei alzata per scappare, ma ricorda che a quel muro ti avrei potuta inchiodare se non fossi uscito fuori per provare anch'io a volare. E la notte cominciava a gelare la mia pelle, una notte madre che cercava di contare le sue stelle; io lì sotto ero uno sputo e ho detto: "Olé, sono perduto".
La notte sta morendo ed è cretino cercare di fermare le lacrime ridendo, ma per uno come me - l'ho già detto - che voleva prenderti per mano e volare sopra un tetto...
Lontano si ferma un treno. Ma che bella mattina, il cielo è sereno. Buonanotte, anima mia, adesso spengo la luce e così sia."
[Lucio Dalla]

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Ormai sono quasi un paio d’anni che faccio anche turni di notte nella struttura per tossicodipendenti dove lavoro e ogni notte passata qui mi porta a riflessioni diverse.
Qui c’è chi dorme, chi finge di dormire, chi guarda il soffitto come se ci fosse una risposta scritta lì sopra, chi a fatica chiude gli occhi e lascia fuori il mondo intero. Qualcuno mi ferma e vuole parlare, non di tutto, magari di un ricordo che è tornato, o di un sogno troppo realistico, oppure di una preoccupazione che non riesce a mandare via. A volte mi parlano di niente, ma basta esserci per loro.
Ogni voce è un tentativo, di restare, di non mollare, di capire chi si è diventati dopo tanto uso di sostanze. Certe storie ammetto che sia tosta ascoltarle, ma è un dolore che scelgo di prendermi, perché l’alternativa è che non le ascolti nessuno.
Penso che la salvezza di ognuno di loro certo non dipenderà da me, ma sto restando. E forse, stanotte, basta questo.
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POST PER VERI UOMINI
e non per lagnosi poeti, fragilini pittori, rachitici musicisti o nerd informatici miopi con allergia a sapone e deodoranti. E nemmeno per ingegneri disorientati spazio-temporalmente con episodi di derealizzazione e distacco fobico dalla realtà. Per non parlare di matematici pavidi, pretestuosi filosofi ed economisti, sociologi e tutti gli STEM a cui vengono sciatalgia ed epicondilite con lussazione di spalla se provano ad alzare un attrezzo che sia più pesante di una pinzetta per francobolli.
Io parlo di veri uomini, di quelli che si radono a secco con il bowie e tra una guancia e l'altra ne devono riaffilare la lama perché pure i peli si radono la barba ma con la motosega. Di quelli che prendono gli integratori di ferro sottoforma di frammenti roventi di acciaio che si conficcano sotto la pelle mentre tagliano e fresano putrelle. E gli integratori di calcio sono la polvere di cemento e sabbia che aspirano mentre gettano le fondamenta di grattacieli. Dispositivi di Protezione Individuale? Pelle, calli, bestemmie e tasso alcolico costantemente sopra la media. Infortunio sul lavoro? Raro momento per riposarsi uno o due minuti e poi ricominciare.
Ed è a questi veri uomini - il cui dopobarba si chiama Polvere&Sudore™ (sono gli unici due ingredienti, letteralmente) - che chiedo consiglio sull'acquisto di una decente
SALDATRICE A ELETTRODO CON INVERTER

utilizzo frequente (3-4 volte al mese) ma non giornaliero
a elettrodo MMA, mi raccomando, non a filo MIG/MAG
che sia portatile (che non debba portarlo in giro con un transpallet)
che non superi i 100 euro (massimo 150 se ne vale la pena)
che preferibilmente sia su Amazon con spedizione Prime perché questo mese ho esaurito la mia ora di esposizione a realtà non virtuale andando in un centro commerciale con delle persone dentro.
I suddetti veri uomini sono inoltre pregati di spiegarmi la differenza pratica dei vari amperaggi con esempio comprensibile ('Con 100 ampere ci saldi lo stagno per 1 minuto e poi la macchina esplode', 'Con 400 ampere ci saldi la torre Eiffel per 1134 ore filate').
So che ci siete perché vi ho visto più volte corrermi incontro con il temperamatite per farmi la punta al cazzo quando magari mettevo 2 grammi di cemento in meno nella betoniera o aprivo un quadro elettrico senza aver tolto la tensione a tutta l'Italia settentrionale.
Ma io vi voglio bene per questo e gioirò del vostro maschio aiuto.
Se invece non appartenete a questa categoria, non ve ne faccio una colpa perché al mondo ci vogliono anche gli artisti come Sfera Ebbasta e gli ingegneri come Elon Musk, però magari contribuite con un gentile reblog... fatto con delicatezza sennò magari vi lussate un dito e la trap non arriverà più su Marte ❤
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Domanda sul "posto" dei cani.
Leggevo quanto hai scritto sull'attivismo quando arrivo all'esempio che hai fatto: "Faccio un esempio: il cane non deve dormire sul letto perché deve stare al "suo posto" altrimenti diventa dominante e poi vi mangerà nel piatto. (fallacia logica, indovinate quale?)".
Avendo conosciuto negli ultimi anni diversi allevatori, educatori e addestratori, ho notato che non c'è una posizione univoca su quali sarebbero i posti usati dagli umani che dovrebbero o no essere condivisi con i cani.
In particolare mi è sembrato di capire che c'è una certa ostilità, da parte di chi addestra cani ed è un po' più avanti con gli anni, verso il condividere il divano o il letto adducendo come motivazione una lotta di potere o, come scritto da te con quello che mi sembra sarcasmo, "ci mangerà nel piatto".
Personalmente ritengo il non condividere certi spazi come il divano una perdita di buone occasioni per stare vicini, coccolarsi e più in generale essere un branco basato sulla voglia/bisogno di essere insieme ma mi rendo conto che il mio è un pensiero dato unicamente dall'affetto che provo per Joe (il mio cane) e Sam (il cane di mia sorella).
Mi chiedevo se veramente esista per la scienza cinofila "il posto del cane" o se è una concezione nata dal bisogno di certe persone di una gerarchia, di sentirsi padroni del cane e non compagni di vita.
Tu che ne pensi?
Ciao @biggestluca
ma che bella domanda!
@kon-igi ti saprà sicuramente dire cosa sto urlando in questo momento dopo aver letto la tua domanda, qui agevolo un suggerimento.
Intanto stabiliamo che non esiste un posto adatto al cane che non sia vicino a noi e più vicino è, più il cane avrà modo di rilassarsi completamente solo grazie al contatto fisico.
Dopotutto siamo entrambi mammiferi sociali.
Se ci sono problemi come aggressività e protezione della cuccia si lavora su quei problemi e li si risolvono, dormire insieme è un'attività che comporta limitazioni e rispetto reciproci e bisogna saperlo fare.
Se lo ricordo faccio una foto di un setter che mi dorme sul petto (ma sta imparando che non è necessario) e in quel caso gli dobbiamo insegnare che non è il modo più efficace di riposare assieme.
Se vuoi approfondire puoi leggere questo ma le nuove ricerche in etologia stanno smantellando tutta la teoria del capobranco come la intendevamo (e purtroppo alcuni ancora la intendono).
Purtroppo un cambiamento di paradigma scientifico, soprattutto di questa portata, che promuove gli animali da semplici macchine biologiche a esseri dotati di coscienza perché, in modo equivalente al nostro, "sentono" il mondo a livello emotivo, è un passaggio che alcuni non riescono o si rifiutano di fare per il peso delle responsabilità che dovrebbero assumersi per le loro azioni passate.
E con alcuni sto parlando anche di me e tutto quello che sto facendo da allora è per rimediare al dolore che ho inferto inutilmente.
In generale quando senti parlare di "dominanza", "capobranco" intesi in mdo autoritario piuttosto che come "base sicura" di riferimento sei di fronte a un residuato di un mondo che non sparirà mai troppo presto ma che non ha nessun fdondamento scientifico se non i testi di 50/100 anni fa e capirete che da allora la scienza di passi avanti ne ha fatti diversi.
La prossima volta che ti diranno cose del genere (il cane non può salire sul divano) chiedi come mai e ascolta con attenzione le motivazioni: è un ottimo esercizio per imparare a riconoscere le fallacie logiche.
Infine per chi non vuole che il cane salga sul divano o sul letto perché non li vuole sporcare (punto di vista assolutamente legittimo) può trovare un compromesso usando una copertina su cui fare "ancoraggio" e insegnarli a starci sopra in modo da non rischiare di imbrattare magari tutto di fango.
Se avete dubbi, chiedete pure, ho un sacco di peccati da scontare.
E ricordate sempre il decalogo di Vaira, il punto 3 se non ricordo male recita così:
Tu non sei il capobranco.
Al massimo il suo migliore amico e mentore.
Qui la gif di quando @kon-igi venne a trovarmi la prima volta.
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Luna park

Lo odiavo. Non lo potevo soffrire. Mi tampinava. Mi mandava dei messaggi, peraltro molto discreti, in cui mi diceva: “sei bellissima, mi piaci da morire, vorrei poterti portare a cena fuori” e altre cose così. Proprio le parole che ogni donna adora sentire, quelle attenzioni che cerca. Per tutta la vita. Poi quell'atteggiamento spavaldo, quel sorriso beffardo, quel suo profumo invadente nelle mie narici. Come lo vedevo cercavo di evitarlo. Ma confesso che mi piaceva ricevere i suoi messaggi. Tantissimo.

E poi quell'aria spavalda, esagerata, sopra le righe: da guascone. Mi guardava sempre un po’ di traverso, come a farmi capire: "sarai mia. Tu non mi scappi, sai?" Dio se mi faceva incazzare! In genere il copione si ripete sempre uguale. Immutabile forse da secoli e io non sono sfuggita di certo: improvvisamente il blocco totale delle comunicazioni. Già da una settimana il mio telefono non riceveva più suoi messaggi. Ero un po’ sollevata ma anche un pizzico strana dentro, per questo suo mancarmi, come rumore di sottofondo della mia vita. Avevo una insoddisfazione di base. Lo cercavo con lo sguardo, al lavoro e facevo in modo di passargli vicino.

Spesso. Lui gelido fingeva di non vedermi proprio. Che cazzo di rabbia! Infine ieri dopo una decina di giorni di totale buio l'ho rivisto in piazza: era in atteggiamento decisamente affettuoso con quella sciacquetta, una poco di buono che gli sbava dietro da mesi. La conosco, quella puttanella. E so quanti ne accontenta. Ci sta riuscendo anche con lui la cagnetta, finalmente. Ma allora io gli devo parlare, lo devo avvisare subito… è urgente. Devo riavere i suoi pensieri tutti per me. Confesso che mi manca. Porca puttana… Si: mi sono scoperta improvvisamente gelosa di lui, interessata.

E ammetto a denti stretti che mi piace. Non so come fare. Forse lo amo già. Inaspettate ingombranti montagne russe del cuore improvvisamente si materializzano. Anche nella vita di una donna bellissima e corteggiata praticamente da tutti. Frecce arrivano e trafiggono i ventricoli. Sangue fuoriesce a fiotti. Assieme a un doloroso bisogno di quella determinata persona. L'amore non conosce ostacoli o pregiudizi. Arriva quando arriva e ti allaga l'anima di desiderio, sofferenza e gioia.

Quindi, il flusso di messaggi da ieri sera ha improvvisamente preso a invertirsi e lei scrivendogli, ogni dieci o quindici minuti e macerandosi dentro, nell'esprimersi ha iniziato a seguire la curva esponenziale del suo desiderio.
ciao: ma non mi scrivi? Come stai? forse non ti piaccio più? Non sono abbastanza bella per te?
ma… non è che magari hai finalmente trovato un'altra donna da amare? Mi dicevi che eri pazzo di me…
guarda che un invito a cena da te l'accetterei molto volentieri. Ti devo parlare urgentemente… E magari dopocena… chissà! :)
sai, ti stavo pensando… Molto… Dai: rispondimi, ti prego…
posso confessarti una cosa? Mi manchi un po’ e… forse mi piaci, addirittura. Magari non avrei dovuto dirla, questa cosa… Non sta bene…
perché non mi rispondi? Ma che t'ho fatto? Vuoi proprio che mi umili, che te lo dica? Bene allora: ti desidero, ti voglio. Ti amo. Ecco! Va bene?
adesso sono nuda nel letto e mi tocco pensandoti. Ti vorrei addosso e dentro. Ti mando un bacio pieno di torbida passione.
dai: incontriamoci quando vuoi, dove vuoi. Saprò farti godere da impazzire, vedrai. Scoprirai che sono solo io sono quella che fa per te.
te lo dico chiaramente: voglio succhiartelo, farti venire nella mia bocca. Poi mi girerò e potrai fare ciò che vuoi del mio culo e della mia fica. Le mie tette reclamano la tua bocca. Ti scongiuro rispondimi, chiamami… Amamiii…..
daiiiii...
ehi... ciao! Scusami cara, ma ho cambiato il telefono e sto recuperando tutto man mano. Ah, ah: sapevo che alla fine ti avrei avuto, scemotta! Sai che ti adoro. Mercoledì sera sei libera?
si, siiii! Sarò bellissima per te. Alle otto al chiosco dei giornali in piazza, va bene?
otto in punto. Un bacio alla tua passerina. Guarda che da te voglio tutto. E non mi piace indossare il preservativo. Prendi precauzioni, donna. :)
che scemo sei! Ti aspetterò. Ti voglio anche io. Tanto… Non ti deluderò, amore mio. Ciao.
Già pregusto il sapore della tua fica. Ciao.

RDA
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La mia ultima relazione, tossica con un narcisista covert non diagnosticato
Tra tutti i narcisisti, quello covert in particolare sembra docile, timido, insicuro e riservato. Con te poi è il partner perfetto (infatti all'inizio si verifica il lovebombing: attenzioni, presenza, regalini, ecc), ti farà credere di essere la partner che ha sempre cercato, che tu sarai colei che lo guarirà da tutti i traumi delle sue ex (parlando male di loro). Comincerà ad aprirsi con te mostrandosi "vulnerabile" raccontandoti cose anche molto personali ma in realtà saranno solo delle storielle dove in ognuna è sempre la vittima. Lui è vittima della famiglia, dei compagni di scuola, dei colleghi/superiori di lavoro, degli amici e soprattutto delle ex che guarda caso lo hanno tradito tutte. Si comporterà in modo perfetto, dimostrando di tenere alla relazione e di parlare con lui di qualunque cosa, sarà un'ideale confidente, ti supporterà nelle tue scelte, ti farà i complimenti, prenderà le tue difese in pubblico, sarà premuroso e comprensivo al punto che penserai di aver trovato l'amore della tua vita. Farà di tutto affinché tu ti possa fidare di lui, così da conoscere cose sulla tua vita ( non ti illudere, lo fa solo per sapere dove colpirti più in avanti) e noterai anche molte cose in comune che nemmeno pensavi (mirroring), inoltre i tuoi desideri diventeranno anche i suoi. Ti farà un sacco di discorsi sul futuro, su quello che vorrà fare, sul suo desiderio di crearsi una famiglia, organizzerete perfino dei viaggi, vorrà andare già a convivere e altri discorsi del genere che ovviamente risulteranno fasulli perché dopo pochissimi mesi non vedrai i fatti alle parole sopra elencati. Ti dirà di avere pazienza ma tu inizierai ad avvertire un senso di delusione, cominceranno anche le piccole critiche (su OGNI cosa) e man a man ti darà meno attenzioni, a cambiare atteggiamenti, a notare meno impegno rispetto a qualche settimana o mese prima. Ti chiederai: "Cos'è successo? Cos'ho sbagliato?" . Giustamente vorrai delle spiegazioni e quindi arriverete a dei "confronti" ma saranno inutili perché questo narcisista farà in modo che la colpa del suo comportamento sarà SEMPRE ed unicamente la TUA ; che non lo lasci respirare, troverà delle scuse banali come ad esempio: la stanchezza al lavoro, problemi in famiglia e altre scuse del genere. Girerà costantemente la frittata per distogliere l'attenzione da lui su di te. Portandoti allo sfinimento reagirai in modo aggressivo perché alla fine è questo ciò cerca, così da incolparti maggiormente. Ci saranno anche dei segnali negativi, anche sottili, ma non darai molta importanza per quel pensiero : " magari sto esagerando", " magari me lo immagino", " stavolta ho sbagliato io." ecc. E gli chiederai anche scusa per come ti sei comportata, questo perché ti induce il senso di colpa (cosa che un narcisista non prova) .
E invece, quei segnali negativi che hai ignorato saranno solo il preludio di ciò che avverrà. Quando inizierai a prendere anche tu le distanze per via dei suoi comportamenti, il narcisista covert lo avvertirà subito e quindi comincerà a comportarsi come agli inizi per tenerti stretta. Facendo nascere così un ciclo abusivo. E tu gli crederai nella speranza che cambierà. E invece no, più il tempo passerà più peggiorerà ancora fino ad arrivare allo scarto. Nella fase dello scarto ti farà gashlightning, ti giudicherà, ti umilierà, ti metterà di fronte a molteplici triangolazioni, ti priverà di: amore, attenzioni, cure, comunicazione, di tutto quello che ti dava all'inizio. E se sei anche in un momento più difficile della vita non ti aspettare alcun sostegno morale da parte sua, anzi! Metterà il dito nella piaga. Ti farà sentire come un essere inutile, che hai bisogno di lui per campare nella vita. Ti farà dubitare perfino della tua sanità mentale. Ti farà sentire in difetto perché pensi solo a te stessa e non ti accorgi nemmeno di come sta lui (vittimizzazione).
Ovviamente, fuori dalle mura domestiche lui sarà una brava persona ( questo perché riesce a mantenere quella maschera solo nelle relazioni a breve termine ), comincerà anche una campagna diffamatoria nei tuoi confronti per fare sì che la gente pensi: " Povero ragazzo". All'interno delle mura domestiche, però, te sai chi è veramente e come si comporta. Difatti si comporterà nella maniera opposta da come l'hai conosciuto.
Eppure, dopo averti trattata malissimo e portata allo sfinimento sarai tu a mettere fine alla relazione perché lui questa responsabilità non se la assumerà.
(Nel mio caso non voleva farlo per paura che io mi 💀. Egocentrismo.)
Una volta lasciati continuerà a seguirti sui social e spiarti, così da controllarti. Magari ti contatterà anche usando un tono passivo aggressivo per manipolarti ancora. L'unica modalità per sbarazzarsi di questo elemento è bloccarlo definitivamente su tutti i social, telefono, ecc. Dimenticati definitivamente di lui.
( Spesso questi narcisisti hanno problemi di rabbia, sono cresciuti in famiglie disfunzionali, sono tirchi, gelosi, possessivi, bugiardi patologici, traditori, ti rinfacciano le cose, non chiedono mai scusa, ecc )
Potrei scrivere un libro al riguardo. L'estate scorsa sono uscita da una relazione tossica e solo io e chi mi è stato accanto sa quanto ho sofferto ( mi sembra strano usare la sua stessa frase che usava nei suoi racconti delle sue precedenti relazioni, ma DOPO ho capito che in realtà era lui il problema e non immagino cosa hanno vissuto le sue ex con cui ci sono state anche anni a differenza mia), perché questo genere di persona agisce una volta che ti ha in pugno, che ha stretto con te un legame emotivo forte, solido. La "vittima" quindi sperimenta un vero e proprio trauma a livello emotivo dove solo dopo mesi o peggio anni, si riprenderà completamente.
Io ho chiesto aiuto agli psicologi, famiglia, amici e ho cominciato a documentarmi, tale da diventare quasi un'ossessione. Podcast, libri, di tutto per essere informata il più possibile perché sono subdoli gli covert. Hanno delle capacità interpretative impressionanti, anche perché appunto sono bravissimi a mentire.
Magari alla fine della relazione con un esemplare così ti chiederai anche quanto sia stato effettivamente vero dai suoi racconti?
Se dovessi andare a indagare e parlare con tutte le persone della sua vita scopriresti che ti ha sempre riempita di stronzate. Magari con la famiglia va d'accordo, che i suoi colleghi di lavoro sono delle brave persone, ecc.
Ti chiederai anche chi era veramente, la persona che hai conosciuto all'inizio o il mostro che hai visto alla fine?
Io dopo 10 mesi ancora me lo chiedo.
Ah, avevo dimenticato di menzionare le scimmie volanti. I suoi migliori amici saranno sempre dalla sua parte e la carnefice sarai TU. Ovviamente, la scimmia volante per eccellenza è sempre sua MADRE (anche lei narcisista a sua volta, che odia il marito e ha proiettato tutto sul figlio prediletto).
I narcisisti in generale sono invidiosi delle altre persone e spesso provano un senso di inferiorità. Difatti si avvicinano a coloro che sono in carriera, che stanno bene finanziariamente, che hanno una famiglia sana, che brillano di luce propria, che sono solari, che hanno amici, che hanno un carattere forte e sanno quello che vogliono, ecc. Questo perché sono sempre tristi e non hanno voglia di fare niente, sono come dei contenitori vuoti. Hanno costante bisogno di amore, complimenti, essere supportati, a volte ti spelano anche di soldi, sono tirchi e spendono solo se strettamente neccessario ma per loro non per te.
Quando hanno esaurito la vittima ( sono come dei "vampiri" ) si mettono in moto per trovare un'altra e alimentarsi ancora. Spesso però hanno già adocchiato la prossima vittima durante la fase dello scarto con la precedente ragazza.
Sono dei parassiti.
P.s ovviamente vale anche al femminile, ma per una narrazione basata su un'esperienza personale ho usato il maschile
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