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#Approdi
archivio-disattivato · 7 months
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https://www.meltingpot.org/2023/09/trattenere-e-umiliare-procedure-hotspot-a-porto-empedocle/
Trattenere e umiliare: procedure hotspot a Porto Empedocle
Il rapporto sul monitoraggio del progetto Mem.Med (Memoria Mediterranea)
22 Settembre 2023, di Silvia Di Meo e Yasmine Accardo, Mem.Med (Memoria Mediterranea)
Con i numerosi arrivi di persone via mare sull’isola di Lampedusa, è stata istituita una tensostruttura sulle coste siciliane di Porto Empedocle dove le persone vengono trattenute in condizioni critiche per espletare le procedure di identificazione e foto segnalamento. Davanti alle carenze strutturali, al sovraffollamento e alle violazioni di diritti, le persone migranti protestano.
La tensostruttura di Porto Empedocle
“No care, no help, no travel, no food”. Sono queste le parole scritte su un foglio di carta che Khaled sventola in mezzo alla strada principale di Porto Empedocle. Lui e Mohamed sono due minori somali approdati sull’isola di Lampedusa e poi trasferiti nella tensostruttura di Porto Empedocle dove stazionano ormai da 5 giorni. La situazione che sperimentano è chiara: “No freeedom” sintetizza Mohamed. 
Li incontriamo insieme a centinaia di persone MSNA senza tutori e richiedenti asilo di diversa nazionalità, età e genere che nel corso di quest’ultima settimana sono state trasferite all’interno del campo empedoclino in attesa di essere ricollocate in centri di accoglienza in Sicilia e in altri luoghi della penisola. 
Infatti, la tensostruttura collocata nel porto della cittadina agrigentina è da diversi mesi il secondo approdo delle persone migranti che giungono via mare a Lampedusa e che, a fronte dei numeri esponenziali di arrivi sull’isola delle Pelagie, sono stati spostati rapidamente sul territorio siciliano per alleggerire l’hotspot di Lampedusa. 
La tensostruttura – che consiste in un piazzale di cemento dove sono collocati due tendoni, 18 bagni chimici e poche docce esterne – è un’area di sbarco temporanea che la Prefettura di Agrigento sembra utilizzare per identificare e smistare le persone migranti, coadiuvando di fatto le attività di pre-identificazione implementate dalle autorità nell’hotspot di Lampedusa. La tensostruttura è quindi un secondo punto di approdo in cui le persone – trasferite qui anche poche ore dopo lo sbarco lampedusano attraverso le navi traghetto Galaxy – vengono foto segnalate e viene rilasciato loro un numero identificativo. Si tratta di un numero stampato su un quadratino di carta senza cedolino e senza foto. 
Qui le persone – donne, uomini, minori e famiglie originarie della Guinea Conakry, Costa D’Avorio, Senegal, Gambia, Burkina faso, Camerun, Sierra Leone, Giordania, Egitto, Tunisia, Siria, Mali, Sudan, Somalia, Etiopia, Liberia  – stazionano per giorni e giorni, trattenute in maniera prolungata all’interno di un campo di cemento, presidiato dalle forze dell’ordine e gestito dal personale della Croce Rossa, dove sono praticamente assenti rappresentanti delle organizzazioni umanitarie, grandi e piccole.
Nonostante il trattenimento dovrebbe durare solo il tempo necessario all’identificazione e alla disposizione del trasferimento, il transito non è breve e sembra durare una media di almeno 5 giorni. In questo tempo, alle persone è impedito di uscire dal cancello principale pertanto queste sono costrette, a causa della totale invivibilità del luogo, a saltare dalle recinzioni laterali e posteriori per cercare all’esterno aiuto, cibo, contatti, informazioni, libertà. 
Le persone trattenute in questo luogo raccontano di non aver ricevuto alcuna informativa relativa all’accesso ai loro diritti, alla protezione internazionale o altre forme di tutele. Inoltre riferiscono di essere trattate come animali in gabbia: il campo infatti è senza letti, sedie, tavoli e le persone stazionano stese a terra – i più fortunati su cartonati di non precisata origine – sotto il sole cocente, in uno spiazzale ricoperto di spazzatura, cassonetti e avvolto dall’odore pungente dell’urina. Le persone riferiscono di vivere in stato di continua incertezza e forte stress dipendente non solo dalle condizioni strutturali di invivibilità del campo ma anche a causa dell’attesa prolungata di un trasferimento in accoglienza che sembra non arrivare mai.
E mentre si passa la giornata nell’afa di settembre – tra un cambio turno delle forze dell’ordine e un’intervista ufficiale rilasciata dalle autorità ai giornalisti – arrivano da Lampedusa traghetti carichi di almeno altre 400 o 500 persone migranti che vengono scortate fino all’ingresso del centro e fatte entrare nei piccoli vuoti di spazio rimasti nel piazzale. Qui le persone vengono sottoposte ad un appello pubblico, senza alcun rispetto della privacy e attraverso l’uso esclusivo delle lingue veicolari principali: francese, inglese, arabo.
In queste giornate di permanenza, qualche turista passava per il porto e fotografava le persone dietro le sbarre, qualche locale si lamentava del “disagio”, qualche giornalista riprendeva quelle persone trattenute che si infuriano dopo l’ennesima giornata di prigionia. 
In questo circo periferico, la tensostruttura di Porto Empedocle risulta una zona d’ombra rispetto alle luci dello “spettacolo Lampedusa” che continua ad avere i riflettori puntati sulle proprie coste. Eppure nel corso della settimane le persone trattenute in questo piccolo piazzale – senza assistenza legale, sanitaria e libertà personale; senza letti, senza sufficienti professionisti medici e sociali, con carenze alimentari e patologie mediche – sono  state più di 1.000, di cui l’80 per cento costituito da MSNA e altre figure cosiddette vulnerabili.
Le proteste delle donne
Il malessere è progressivamente cresciuto e così le manifestazioni di scontento delle persone trattenute. Diversi gruppi di persone hanno iniziato delle proteste per la condizione di trattamento disumano a cui sono costrette a Porto Empedocle: l’inadeguatezza alimentare – pane con formaggio e pomodoro a tutti i pasti, cibo in quantità e in qualità insufficiente – l’assoluta promiscuità senza separazioni spaziali tra uomini e donne, l’esposizione ad ulteriori condizioni di violenza e soprattutto la condizione di privazione della libertà. 
Nella giornata del 19 settembre, un gruppo di donne minori guineane ha dato avvio ad una protesta femminile davanti al cancello principale della struttura, al grido di: “Liberateci! Liberateci! non siamo prigioniere, lasciateci andare!” Le ragazze sono dunque salite sul muro che delimita la struttura e hanno cominciato a gridare e ad arrampicarsi, tentando di scavalcare le inferriate. 
Le donne hanno poi occupato l’ingresso della tensostruttura sedendosi a terra in segno di protesta. Questa condizione di esposizione alla violenza, a cui specifiche categorie di persone vulnerabilizzate – quali le donne e i MSNA, sono sottoposte – connota la gestione disciplinante di una struttura ideata e pensata come “deposito” di persone. 
Persone che, giunte dalla violenta Sfax in Tunisia o dalla Libia, vivono un processo costante di sopraffazione, sottoposte a gravi violazioni di diritti e a continue forme di abuso, coercizione e limitazione della libertà che continuano ad essere raccontate, gestite e strumentalizzate a livello pubblico – tanto da politici che da giornalisti – come normali conseguenze di una condizione emergenziale. Un’emergenza che giustifica e normalizza il trattamento riservato ai neo sbarcati sulle coste nord del Mediterraneo, destinati ad essere “ritirati” e “riconsegnati” dai vari porto mediterranei, come abbiamo sentito dire in queste ore da chi gestisce la tensostruttura.
Tuttavia le persone migranti non sono inermi e continuano ad opporsi a questo controllo violento. Le diciassettenni guineane hanno preteso di avere nel piazzale un’area femminile di loro uso esclusivo, poiché ormai da più di 7 giorni erano completamente esposte senza alcuna tutela, preoccupate delle possibili violenze nel centro. Nei giorni successivi, esasperate, hanno scavalcato il muro del centro per cercare all’esterno un minimo di libertà e benessere. Due di loro erano fortemente indebolite da patologie pregresse che non erano state adeguatamente attenzionate e, per le strade del centro empedoclino, cercavano cibo e acqua.
Tra le numerose donne qui detenute, ce n’erano varie in stato di gravidanza. Alcune di loro sono state trasferite in ospedale per partorire e subito dopo ricollocate nella tensostruttura, senza i loro figli neonati.
Molte delle persone incontrate si trovavano in evidente stato di disidratazione e deprivazione fisica, nonché di forte sofferenza psicologica dipendente dal trattenimento prolungato e dalla mancanza di contatti con il mondo esterno. Tutti i trattenuti cercavano la possibilità di comunicare con le famiglie di origine o con conoscenti, desiderosi di avvisare i propri familiari del loro arrivo, non avendo potuto farlo nonostante l’approdo fosse avvenuto ormai da quasi una settimana.
Stazione di transito, trattenimento e deportazione
Questa stazione di transito e identificazione successiva a Lampedusa, sarà nelle prossime settimane potenziata e al posto della tensostruttura verrà adibito una struttura facente ufficialmente funzione hotspot, che sta nascendo dai lavori in corso in queste ore. Il Prefetto di Agrigento, Filippo Romano ha dichiarato che: “l’hotspot di Porto Empedocle sarà collegato a quello di Lampedusa dalla stessa gestione, la Croce Rossa (…) I due hotspot devono essere visti come una sorta di ponte: quello di Lampedusa accoglie in prima battuta e quello di Porto Empedocle instrada, il più velocemente possibile, verso i pullman“.
In continuità con la gestione migratoria che ha caratterizzato le politiche europee negli anni passati, l’unico “ponte” finanziato e promosso è quello che conduce alla sorveglianza, all’umiliazione, allo smistamento e incanalamento giuridico di persone che vengono irregolarizzate, dove il dispositivo della detenzione continua ad essere principale strumento di controllo degli spostamenti umani.
Questa modalità di controllo della mobilità delle persone in arrivo alla frontiera siciliana è da inquadrare nelle nuove riforme promesse dal governo: il rafforzamento a livello nazionale del sistema detentivo del CPR, con nuove strutture e un periodo di trattenimento esteso a 18 mesi; l’introduzione di nuovi centri identificativi e di rimpatrio come CPRI a Modica, nella Sicilia orientale costituiscono la risposta europea e nazionale all’aumento degli arrivi dalla Tunisia e dalla Libia, due luoghi da cui le persone continuano a fuggire forzatamente, sopravvissute ai regimi che i governi europei continuano a finanziare.
In tal senso, i discorsi di Meloni e Von Der Leyen che – durante la passerella a Lampedusa nei giorni del sovraffollamento – hanno inneggiato all’arresto dei trafficanti e alla sorveglianza militare, sono in continuità con un sistema che pone come soluzione la detenzione al posto di una vera accoglienza, la violenza al posto dei diritti e che – con l’ausilio delle nuove strutture – affinerà la macchina criminalizzante della deportazione. 
Intanto, mentre nei diversi angoli della Sicilia occidentale e orientale proliferano hotspot e ghetti istituzionali, mentre le politiche promettono blocchi nel Mediterraneo e pseudo accoglienza a terra, le persone migranti continueranno a protestare per la libertà di movimento ed ad arrampicarsi sui muri della detenzione per pretendere rispetto dei diritti e reclamare la loro libertà.
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marcogiovenale · 6 months
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il 2024 di deriveapprodi: nuove collane, nuovi titoli
Il 2024 per DeriveApprodi non sarà un anno come gli altri, ma di grandi novità e salto in avanti  ! Nel pdf leggibile qui è possibile trovare le anticipazioni di pubblicazione per il primo quadrimestre. Accanto ai temi consolidati e recenti della storia editoriale di DeriveApprodi quali l’attenzione ai movimenti, la tradizione operaista, il femminismo, le nuove ecologie, la ricerca filosofica e…
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stilouniverse · 7 months
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Il Forte delle Marze
Sorge sul litorale tra Castiglione della Pescaia e Marina di Grosseto. Oggi presenta l’aspetto di un edificio residenziale, una grande villa sul mare, anche se dell’antico apparato rimane la struttura quadrangolare con base a scarpa le cui pareti, ai livelli inferiori sono rivestite in pietra e a quelli superiori in laterizio. Molti i rifacimenti odierni come la loggia che copre la bella terrazza…
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ninfaribelle · 2 months
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Io sono questa
sono la donna senza abito
senza tacco
senza la notte di luna vera
con le rughe sul silenzio
con il bambino mai partorito
e tanti uomini ombra.
Questa sono
corpo frammentato da carezze taglienti
baci umidi serpenti
donna
di approdi mai giunti.
Sono tutte le donne di luna piena
tutte le donne basse maree alte maree
ed i campi dei verdi
(soli)spenti.
Sono la donna
dei vasi trasparenti
questa sono, queste siamo
desideriamo, sentiamo, crediamo
osiamo
fare il pane con la pioggia.
(Emanuela Mannino - Ph IO - NO REBLOG)
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ninoelesirene · 11 months
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Una ferita antica si è aperta nell’abisso come un vulcano sottomarino. Un anno fa ho registrato il rumore di quella lacerazione. Due lembi di crosta hanno ceduto, semplicemente perché era il momento. La Terra ha gridato il suo dolore, costretta sotto il peso dell’oceano da troppo tempo. L’acqua si plasma sui profili delle cose, prende la forma di ciò che incontra; è sottile, trasparente. Avvolge, ma pesa; brilla, ma inganna; ammicca e a tradimento non disseta.
Lo squarcio continua a buttare lava e non c’è niente che possa fermarlo. Sulla superficie è arrivata qualche bolla, poi altre e ancora altre, finché anche il bagliore del magma non si è fatto intravedere.
Da quella frattura potrebbe nascere un’isola. Spero sia terraferma, continente di cui sai definire i confini, a cui approdi e da cui riparti. Che lo strappo sia spiraglio.
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instabileatrofia · 1 year
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Approdi
I.S.A.
-
Do not remove the captions pls.
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palmiz · 6 days
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ragazzoarcano · 2 years
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"Talvolta ho cercato l'amicizia dove non potevo trovarla. Altre volte ho creduto di trovarla, ma sono volata via perché mi sentivo a disagio.
Alcune volte in gabbia.
Pochi gli approdi sereni sicuri e stabili. Ma le mie ali continuano ad essere blu e il mio cuore rosso. Prima o poi imparerò a volare nei posti giusti."
— Angie Siniscalchi
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parolerandagie · 1 year
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Alle foglie cadute invidio la certezza d’aver compiuto il proprio cammino, la serenità d’abbandonarsi al vento, finalmente e splendidamente irresponsabili dei propri futuri approdi
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ambrenoir · 9 months
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IL CAMBIAMENTO È UN’ILLUSIONE!
PER CHI CREDE NELL’ASTROLOGIA SA CHE I PIANETI RETROGRADI CONSIGLIANO CHE È IL MOMENTO DI FERMARSI. Venere, Mercurio, Saturno,Nettuno, Plutone,Giove e Marte…
SE VOLETE POTETE ANCHE RIFLETTERE A LUNGO MA ASSOLUTAMENTE INUTILE AFFANNARSI A PRENDERE SOLUZIONI, TENTANDO DI RISOLVERE PROBLEMI.
NON ENTRATE NEL PANICO DELL’INDECISIONE… ASPETTATE FINE ANNO.
“rubato” da Rotte ed Approdi gruppo di astrologia dialettica morpurghiana 💜
29 agosto 2023
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esplorandolacitta · 1 year
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OSPEDALE DEI CROCIATI - Molfetta
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La Puglia durante il Medioevo è stata costantemente percorsa dai pellegrini che si recavano a San Michele del Gargano, a San Nicola di Bari e si imbarcavano per Gerusalemme. Certamente luogo di sosta e cura di pellegrini era a Molfetta l’Ospedale detto “dei Crociati” vicinissimo agli antichi approdi di Cala San Giacomo e Cala dei Pali e risalente al secolo XI. Posto a Nord della Basilica della Madonna dei Martiri, edificato su una struttura preesistente, è caratterizzato da forme essenziali, con arcate regolari in pietra, sorrette da massicci pilastri che lo dividono in tre navate. Lungo i muri perimetrali interni si notano mensole per lucerne e nicchie. 
Fonte : Comune di Molfetta
**Non tutti sanno che…**
la sua vera destinazione dell’ospedale dei crociati di Molfetta, era in realtà destinato al ricovero dei pellegrini e non a quello dei crociati. 
Ma allora, chi ha diffuso l'errata notizia (oggi diremmo appunto fake news) che l'ospedaletto fosse "dei crociati"?
Per scoprirlo dobbiamo fare cronologicamente un balzo in avanti, e arrivare al diciassettesimo secolo. Nel 1600 infatti, l'allora vescovo di Molfetta Giovanni Antonio Bovio, e il patrizio Giuseppe de Luca, esaminarono la pergamena di fondazione di S. Maria dei Martiri e la interpretarono in malo modo.
Si convinsero che l'ospedaletto adibito al ricovero dei pellegrini fosse in realtà destinato ai crociati in partenza per la Terra Santa.
Il de Luca quindi pubblicò le sue evidentemente errate deduzioni in un libro intitolato "La Breve Historia dell'origine, fondazione, e miracoli della devota Chiesa de S. Maria de' Marteri".
La clamorosa svista non subì però una damnatio memoriae, tutt'altro: i più importanti storici locali del tempo, non si preoccuparono di verificare l'esatta veridicità della notizia, ma si limitarono a riportarla così come era giunta loro. E così la leggenda arrivò indenne fino ai nostri giorni, diventando una consolidata realtà della storia molfettese.
Fonte : Molfetta viva
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deathshallbenomore · 2 years
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aver vissuto con un gatto per quindici anni della tua vita essere come ti trovi in un punto A devi sdraiarti in un punto B allora ti appoggi in un punto F rotoli per E e D ti fermi a metà strada su C e finalmente approdi a B. life imitates art ma anche il mio fu gatto un po’ clown del contorsionismo
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stilouniverse · 8 months
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Porti e approdi della costa Toscana
Salone dei Cinquecento, particolare da Giorgio Vasari, Porto Ercole durante l’assedio del 1555 Gli antichi approdi della costa dell’Etruria Porto di Motrone di Versilia Pisa e l’Arno: storia e geografia di un antico sistema portuale L’antico attracco e la Basilica di San Piero a Grado Porti e approdi di Toscana: Puntone di Scarlino Porto d’Alma o porto Civette I “porti fluviali” di…
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ninfaribelle · 11 months
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Io sono questa
sono la donna senza abito
senza tacco
senza la notte di luna vera
con le rughe sul silenzio
con il bambino mai partorito
e tanti uomini ombra.
Questa sono
corpo frammentato da carezze taglienti
baci umidi serpenti
donna
di approdi mai giunti.
Sono tutte le donne di luna piena
tutte le donne basse maree alte maree
ed i campi dei verdi
(soli)spenti.
Sono la donna
dei vasi trasparenti
questa sono, queste siamo
desideriamo, sentiamo, crediamo
osiamo
fare il pane con la pioggia.
(Emanuela Mannino)
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afformus-blog · 2 years
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"Talvolta ho cercato l'amicizia dove non potevo trovarla. Altre volte ho creduto di trovarla, ma sono volata via perché mi sentivo a disagio.
Alcune volte in gabbia.
Pochi gli approdi sereni sicuri e stabili. Ma le mie ali continuano ad essere blu e il mio cuore rosso. Prima o poi imparerò a volare nei posti giusti."
-Angie Siniscalchi
@afformus-blog
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lunamagicablu · 2 years
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Oggi c’è il vento giusto, quello che scompiglia, che sospinge, che consente navigazioni e approdi.
Basta un sogno e la voglia di provarci. Vuoi venire con me?
(Fabrizio Caramagna)
by_quentinvcastel
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Today there is the right wind, the one that ruffles, that pushes, that allows navigation and landings.
Just a dream and the desire to try. Do you want to come with me?
(Fabrizio Caramagna)
by_quentinvcastel
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